Cultura Abitare
Tante stanze tutte per sé, il cohousing femminile da Londra al Ticino
A New Ground vivono ventisei donne fra i 58 e i 94 anni. In Ticino la Residenza Emmy accoglie inquiline dal 1972.
"Una donna deve avere una rendita e una stanza tutta per sé per poter esprimere la propria creatività", scriveva Virginia Woolf nel 1929. Quasi un secolo dopo, alcuni progetti abitativi hanno preso quella frase alla lettera e l'hanno estesa dal singolo appartamento a un edificio intero.
Il caso più citato è New Ground, nel nord di Londra, aperto nel 2016 dopo diciotto anni di preparazione. Ci vivono ventisei donne, fra i 58 e i 94 anni, in appartamenti indipendenti con spazi comuni. Le residenti si definiscono fermamente contrarie all'ageismo e al paternalismo, e rifiutano la definizione di casa di riposo. "È questione di amicizia e cura reciproca", spiegano.
In Germania esiste una rete più ampia: i Beginenhöfe, presenti in una trentina di città, ospitano oltre cinquecento donne. Il nome viene dalle comunità laiche medievali di beghine, che vivevano insieme senza voti religiosi. In Ticino l'esperienza più longeva è la Residenza Emmy, che accoglie inquiline dal 1972.
Una storia più lunga di quanto sembri
L'articolo di Alba Minadeo su Ticino7 ricostruisce una genealogia che attraversa la letteratura e la politica. Nel 1863 Nikolaj Cernysevskij aveva descritto in "Che fare?" una cooperativa di sarte che condividevano casa e reddito. Fausta Cialente aveva raccontato una convivenza femminile in un romanzo del 1966. La comune femminista danese degli anni Settanta studiata da Pernille Ipsen e la pensione Butler Arms di St. Petersburg, in Florida, appartengono allo stesso periodo. Nel 2019 un memoir sudcoreano firmato da Kim Hana e Hwang Sunwoo ha raccontato la scelta di due amiche di comprare casa insieme.
Il filo che unisce esperienze così diverse è di ordine economico prima che ideale. Le donne accumulano in media pensioni più basse, hanno carriere più discontinue e vivono più a lungo. A questo si aggiunge il lavoro domestico non retribuito: circa tre ore al giorno in più rispetto ai mariti. Il risultato è una vecchiaia con meno mezzi e più spesso in solitudine, e una casa condivisa è la risposta pratica a entrambe le cose.
Non tutte le esperienze nascono da una scelta. In Bosnia ed Erzegovina progetti analoghi sono stati costruiti come risposta d'emergenza dopo la guerra, per donne rimaste sole con la casa distrutta. In Italia il termine mommune indica le convivenze fra madri sole con figli, mentre la nozione di affidamento elaborata dalla Libreria delle Donne di Milano negli anni Ottanta descriveva già un legame di riconoscimento reciproco fra donne.
Chi ci vive tende a spiegare la scelta in modo poco enfatico. "Fare del bene fa bene", dice una delle residenti.
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