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A Ceuta i magistrati frenano il rifiuto in blocco delle domande d’asilo

Le associazioni di magistrati spagnoli respingono la richiesta del governatore. Fra ottomila e dodicimila persone restano nell’enclave in ripari di fortuna.

di Brenno 16 agosto 2026 2 min di lettura

Le associazioni di magistrati spagnole hanno bloccato il tentativo del governatore di Ceuta di respingere in blocco le domande d'asilo presentate dalle persone arrivate durante l'afflusso di fine luglio.

Juan Jesus Vivas, sindaco e presidente dell'enclave spagnola in territorio marocchino, aveva chiesto al governo centrale di negare l'asilo a tutti gli arrivi irregolari. L'Associazione professionale della magistratura e il Foro giudiziario indipendente si sono opposti a questo approccio generalizzato. L'ordinamento spagnolo, ha affermato la prima, non permette di decidere in anticipo che a ogni persona entrata in modo irregolare l'asilo sarà negato. Roberto Garcia Ceniceros, presidente del Foro giudiziario indipendente, ha sottolineato che, se spetta all'esecutivo decidere in materia d'asilo, ogni domanda va valutata singolarmente in base alle circostanze di chi la presenta.

Migliaia di persone in attesa sulla spiaggia

Nell'enclave restano fra le ottomila e le dodicimila persone arrivate a fine luglio. Molte vivono in ripari di fortuna sulla spiaggia di El Trampolin, con accesso limitato a cibo, acqua e servizi igienici. Oggi decine di loro hanno organizzato una protesta pacifica, con cartelli su cui si leggeva che sono anche loro esseri umani e chiedendo asilo.

Il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska ha annunciato un'accelerazione delle espulsioni per chi non ha titolo a restare. Secondo questa linea, potrebbero rimanere soltanto le persone vulnerabili e chi vede riconosciuta la propria domanda d'asilo.

La posizione dei magistrati riporta il caso sul terreno delle procedure. Un esame individuale richiede tempo, personale e strutture di accoglienza adeguate, e in questo momento a Ceuta mancano tutte e tre le cose. Finché la questione resta aperta, sono le persone in attesa a sostenerne il costo, in condizioni che le organizzazioni sul posto descrivono come precarie. La domanda che il caso lascia sul tavolo riguarda la ripartizione di questo carico fra l'enclave, il resto della Spagna e gli altri Paesi dell'Unione europea.

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