Mondo Minori e social
Bruxelles vuole vietare i social ai minori di 13 anni
La Commissione europea ha presentato il Kids Act, che vieta l'accesso ai social ai minori di 13 anni e limita a un'ora al giorno l'uso per i ragazzi tra 13 e 15 anni. La proposta dovrà affrontare l'iter di approvazione a Bruxelles e la resistenza delle grandi piattaforme.

La Commissione europea ha presentato giovedì una proposta di regolamento, chiamata Kids Act, per limitare l'uso dei social media da parte dei minori in tutta l'Unione. Il testo prevede un divieto totale di accesso alle piattaforme social per i ragazzi sotto i 13 anni.
Per la fascia tra 13 e 15 anni sono previsti account limitati, con un tetto di un'ora al giorno e la supervisione dei genitori. Fino ai 18 anni, anche le app di condivisione video, i chatbot e le intelligenze artificiali capaci di interagire con le persone sarebbero soggetti a restrizioni.
La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha presentato la misura come una risposta a tecnologie che, ha detto, «non sono mai state concepite tenendo conto del benessere» dei ragazzi. Le piattaforme dovranno dimostrare che i loro servizi sono «safe by design», cioè sicuri fin dalla progettazione e adeguati all'età di chi li usa.
Un percorso ancora lungo
La proposta dovrà passare attraverso l'iter di approvazione dell'Unione, che coinvolge i 27 Stati membri e i gruppi politici del Parlamento europeo. Tra Consiglio e Parlamento si prevedono resistenze e scetticismi, e l'esito non è scontato.
Sul piano del controllo, il testo affida alle piattaforme stesse il compito di certificare il rispetto delle nuove regole, attraverso un piano di conformità e verifiche indipendenti. In caso di infrazione, le sanzioni possono arrivare al 6% del fatturato annuo globale dell'azienda.
Dietro la proposta si profila anche uno scontro con le grandi aziende tecnologiche, che riguarda insieme il piano normativo e quello geopolitico. A Bruxelles pesano ancora le minacce di nuovi dazi lanciate dal presidente statunitense Donald Trump dopo la multa miliardaria imposta dall'UE a Google. La Commissione cerca quindi un equilibrio tra fermezza verso le piattaforme e cautela verso Washington.
Per le famiglie e le scuole, la posta in gioco riguarda il tempo che i più giovani passano online e le conseguenze sul loro benessere psicologico e sociale. Resta da vedere se lasciare alle stesse aziende il compito di verificare l'applicazione delle regole basterà a proteggere davvero i minori, o se servirà un controllo pubblico più stringente.
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