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Economia Energia

Attacco a un oleodotto saudita fa salire il prezzo del petrolio

Un oleodotto strategico dell'Arabia Saudita resterà fermo per settimane dopo un attacco, mentre gli Houthi avanzano nel Mar Rosso. Un esperto avverte: l'Europa non ha alternative e deve prepararsi a bollette più alte.

di Redazione 14 settembre 2026 3 min di lettura

I prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 2% lunedì. Due funzionari regionali hanno riferito che un oleodotto strategico dell'Arabia Saudita, colpito la settimana scorsa, resterà in gran parte fuori servizio per diverse settimane, con conseguenze che si faranno sentire a livello internazionale.

L'Arabia Saudita fa forte affidamento sull'East-West Pipeline, lunga circa 1'200 chilometri, per trasferire il greggio dai terminal del Golfo al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, evitando le rotte del Golfo Persico. La condotta si è fermata dopo un attacco di giovedì che Riad ha attribuito a droni lanciati da milizie irachene appoggiate dall'Iran. Secondo i due funzionari, le riparazioni richiederanno da tre a cinque settimane e coinvolgono anche un importante impianto di pompaggio: durante i lavori l'oleodotto potrebbe funzionare solo in parte.

Le cifre dell'oleodotto e l'avanzata Houthi

Prima dell'attacco la condotta trasportava circa 4 milioni di barili al giorno, circa il 4% dell'offerta mondiale, su una capacità massima di 7 milioni di barili al giorno. Saudi Aramco, che gestisce l'infrastruttura, non ha commentato.

Nel frattempo i ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno ampliato il controllo sulle rotte del Mar Rosso conquistando le isole di Grande Hanish e Piccola Hanish, a circa 160 chilometri a nord dello stretto di Bab el-Mandeb, arrivando così a circa 32 chilometri dalla base militare statunitense di Gibuti. Nei giorni precedenti avevano già preso la città portuale di Mokha e l'isola di Mayun, nello stesso stretto, uno dei principali punti di passaggio del commercio marittimo mondiale verso i mercati asiatici. Le forze yemenite sostenute da Riad tentano una controffensiva, con raid aerei su posizioni Houthi a Mokha, Dhubab e nella provincia di Taiz.

Per Massimo Nicolazzi, professore di economia delle fonti energetiche intervistato al Telegiornale della RSI, l'Europa deve prepararsi a un possibile prolungarsi delle tensioni sulle rotte del petrolio. "Prepariamoci a bollette pesanti per questo inverno", avverte. Un inverno mite, spiega, potrebbe ridurre la pressione sulla domanda energetica e attenuare l'impatto sui prezzi.

Secondo l'esperto, in una situazione di scarsità anche la perdita di una quota limitata dell'offerta può avere effetti rilevanti. In questo caso non si tratta di una quantità marginale: l'oleodotto poteva trasportare "fino a 5 milioni di barili al giorno", circa la metà delle esportazioni saudite precedenti al blocco.

Il mercato del petrolio è globale, ricorda Nicolazzi: il greggio trasportato via mare non ha una destinazione fissa e può essere dirottato verso qualsiasi acquirente disposto a pagarlo. "Togliamoci dalla testa che ci siano destinazioni regionali", dice, perché solo gli oleodotti legano fisicamente un produttore a uno sbocco preciso. Se l'Asia avesse più difficoltà ad approvvigionarsi dal Golfo, la sua domanda si riverserebbe anche sui mercati dove acquista l'Europa, aumentando la competizione.

"Il 90% di quello che passava da Hormuz andava in Asia", sottolinea Nicolazzi. Se quei flussi calano, i compratori asiatici arriveranno sui mercati europei a competere per gli stessi acquisti. Alla domanda se l'Europa abbia vere alternative, la risposta è no: non significa restare senza energia, ma pagarla di più.

Il consiglio dell'esperto è ridurre gli sprechi, ottimizzare i consumi e sperare in un clima favorevole, perché nel breve periodo non esistono scorciatoie per sostituire i volumi a rischio.

Immagini e video

Aumentano i rischi per le forniture di petrolio dopo l'attacco all'oleodotto saudita Video: Bloomberg Television

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