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Svizzera Asilo

Jans rassicura dopo Ceuta, ma i Cantoni segnalano pressione

Il consigliere federale afferma che la situazione è sotto controllo e che le domande non aumentano. Zurigo, Argovia e i Comuni descrivono un quadro più difficile.

di Gottardo 10 agosto 2026 3 min di lettura

Dopo l'arrivo di migliaia di migranti a Ceuta nei giorni scorsi, il consigliere federale Beat Jans ha dichiarato che «la situazione è sotto controllo». Secondo il ministro competente per l'asilo, la Svizzera non registra un aumento delle domande e sta progressivamente riducendo gli arretrati.

Jans ha aggiunto che il sistema Schengen ha funzionato: nessuno dei migranti giunti a Ceuta ha potuto proseguire verso il resto dell'Europa. Il Paese, ha precisato, non ha rilevato indicazioni di una crescita delle richieste d'asilo.

I dati sulle partenze danno la misura dell'attività amministrativa. Nel primo semestre del 2026 hanno lasciato volontariamente la Svizzera 3024 persone, 1172 sono state rimpatriate con la forza e 906 trasferite in altri Paesi secondo il sistema Dublino.

La Confederazione rivendica anche progressi sui tempi. Le procedure estese sono passate da 571 giorni nel 2025 a 457. La media generale è scesa da 218 a 164 giorni.

Il conto che arriva a Cantoni e Comuni

Sul terreno il quadro è diverso. Zurigo segnala circa diecimila casi d'asilo pendenti a livello federale e difficoltà nella ricerca di alloggi. Il Canton Argovia mantiene lo stato di «emergenza asilo» dal gennaio 2023: allora gestiva un centro d'emergenza, oggi ne gestisce otto.

I Comuni avvertono il rischio di un «collasso dell'asilo» e indicano tre carenze: strutture, personale specializzato e consenso pubblico. La stessa Confederazione riconosce che le strutture ordinarie possono risultare «parzialmente sovraccaricate» in presenza di carichi eccezionali.

Il dato di fondo riguarda la scala. In Svizzera vivono oggi oltre 235mila rifugiati, circa il triplo rispetto a quindici anni fa, e ogni anno vengono presentate fra le 20mila e le 30mila domande d'asilo. Un flusso costante su una popolazione accolta che nel frattempo si è moltiplicata.

Resta poi la questione dei costi correnti. L'80% dei rifugiati rimane dipendente dall'assistenza sociale, un onere che grava sui bilanci cantonali e comunali molto più che su quello federale. La riduzione dei tempi di procedura agisce sulla parte iniziale del percorso; l'integrazione nel mercato del lavoro, che determina quanto a lungo quell'onere prosegue, resta il punto irrisolto.

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