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Aggressione a Gravesano: il 52enne a processo per tentato omicidio

Un 52enne italiano residente in Ticino è accusato di tentato omicidio intenzionale dopo una violenta colluttazione avvenuta a Gravesano lo scorso settembre. Il processo si è aperto mercoledì alle Assise criminali di Lugano.

di Redazione 27 agosto 2026 2 min di lettura Luganese

Un uomo italiano di 52 anni, residente in Ticino da trent'anni, è a processo alle Assise criminali di Lugano. È accusato di tentato e ripetuto omicidio intenzionale, lesioni semplici, ripetuta coazione e minacce. Il dibattimento, davanti alla Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, si è aperto mercoledì.

I fatti risalgono al 22 settembre 2025 e si collocano nel contesto di una separazione conflittuale dalla moglie. La sera dei fatti l'imputato aveva raggiunto un parcheggio di Gravesano dopo aver localizzato l'ex moglie tramite un GPS nascosto in macchina. Il dispositivo faceva parte di una sorveglianza che l'uomo portava avanti da quasi un anno e mezzo, con microspie installate in casa. "Volevo la verità. Volevo sapere se stesse con l'amante", ha dichiarato più volte in aula.

Lo scontro nel parcheggio

Al parcheggio l'imputato non ha trovato solo l'ex moglie e il suo nuovo compagno, ma anche il cognato, che secondo l'uomo lo avrebbe aggredito. Secondo l'accusa, sostenuta dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis, è stato invece il 52enne a scagliarsi per primo contro il nuovo compagno della ex moglie, colpendolo con sette pugni prima di cadere a terra. L'uomo si è poi diretto verso la propria auto per prendere un bastone. "L'ho fatto perché temevo che anche lui prendesse qualcosa per picchiarmi e volevo difendermi", ha spiegato ai giudici.

Il nuovo compagno della donna è fuggito in auto. L'imputato si è quindi trovato di fronte al cognato, che lo avrebbe colpito con pugni, calci e due bastonate al volto, procurandogli fratture. L'uomo nega invece di aver usato il bastone contro il cognato: "Era mio cognato, non l'avrei mai fatto". Lo scontro si è concluso con tre coltellate inflitte all'imputato dal cognato, la cui posizione è ancora oggetto di un procedimento separato.

La procuratrice ha inizialmente indicato in aula una pena non inferiore a cinque anni, per poi chiedere formalmente nove anni di detenzione e l'espulsione dell'imputato dalla Svizzera. La sentenza è attesa per giovedì.

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