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Ventinove Stati Uniti citano Meta per la dipendenza creata nei minori

Ventinove Stati americani hanno portato in tribunale Meta, accusata di aver progettato Instagram e Facebook per creare dipendenza tra i minori e di aver raccolto dati di bambini senza il consenso dei genitori. Il gruppo di Mark Zuckerberg rischia un risarcimento fino a 160 miliardi di franchi.

di Brenno 19 agosto 2026 3 min di lettura

Negli Stati Uniti è iniziato un processo che accusa Meta, il gruppo guidato da Mark Zuckerberg, di aver progettato consapevolmente Instagram e Facebook per creare dipendenza tra i minori. A citare in giudizio l'azienda sono 29 Stati americani, secondo cui Meta avrebbe anche violato la legge raccogliendo dati personali di bambini e adolescenti senza il consenso dei genitori.

Tra le misure chieste all'azienda figurano l'eliminazione dello scorrimento infinito dei contenuti, della riproduzione automatica dei video e dei contatori dei "like": funzionalità che secondo i ricorrenti spingono a un utilizzo prolungato delle piattaforme. Gli Stati coinvolti chiedono inoltre un risarcimento che potrebbe arrivare a 160 miliardi di franchi.

Il processo arriva dopo due condanne subite quest'anno da Meta, che secondo le sentenze avrebbe compromesso la sicurezza e la salute mentale dei minori. Per Mathilde Saliou, giornalista specializzata in temi digitali, sanzioni di questa portata non si erano mai viste nella tutela dei diritti dei consumatori. Le grandi piattaforme, avverte però, dispongono di risorse per contrastare le richieste: hanno già sostenuto davanti ai giudici che multe di questa entità avrebbero conseguenze pesanti. Resta aperta anche la questione se un tribunale possa imporre di modificare il design dei servizi, un intervento che secondo alcuni potrebbe entrare in conflitto con la libertà di espressione garantita dal Primo emendamento della Costituzione statunitense.

Per alcuni esperti di diritto, le cause contro i grandi gruppi tecnologici ricordano i processi degli anni Novanta contro l'industria del tabacco, conclusi con risarcimenti miliardari. Saliou trova il paragone significativo: come l'industria del tabacco sapeva della nocività dei propri prodotti senza renderlo noto, così la divulgazione nel 2021 di studi interni di Meta ha mostrato che l'azienda era consapevole degli effetti negativi delle sue piattaforme sulla salute e sul rapporto delle persone con il mondo digitale. Gli effetti riguardano soprattutto i minori e le persone più vulnerabili, ma anche gli utenti adulti: secondo Saliou, alcuni strumenti di Meta hanno contribuito a dare visibilità a gruppi che promuovevano idee radicali o violente, un'amplificazione che l'algoritmo produce cercando di mantenere gli utenti connessi il più a lungo possibile.

Regole più ampie, non solo divieti

Vietare l'accesso ai social media ai minori, come ha fatto l'Australia e come valutano diversi Paesi europei, non sarebbe per Saliou la soluzione più efficace, anche per le difficoltà emerse nell'applicazione della misura australiana. Un divieto rischia di creare disuguaglianze nell'accesso a strumenti che i giovani useranno comunque una volta raggiunta l'età minima, senza garanzie che a quel punto i rischi scompaiano. Concentrarsi solo sul controllo dell'età, avverte la giornalista, rischia inoltre di lasciare in ombra i rischi che riguardano anche gli utenti adulti, dalla disinformazione alle molestie online.

Una via alternativa, secondo Saliou, passa da una minore concentrazione dei social media in poche grandi aziende. Il progetto europeo Eurosky punta a costruire un ecosistema di servizi indipendenti tra cui gli utenti possano scegliere liberamente, riducendo la dipendenza da poche piattaforme statunitensi. Se il progetto decollasse, conclude Saliou, i Paesi europei potrebbero esercitare un controllo maggiore su servizi sviluppati e gestiti in Europa.

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