Economia Libero scambio
Svizzera e Cina, chiusi i negoziati per aggiornare l'accordo di libero scambio
Berna e Pechino hanno concluso i negoziati per ottimizzare l'accordo di libero scambio del 2014. Il 99,8% delle esportazioni svizzere verso la Cina potrà così accedere al mercato senza dazi; la firma è attesa entro la fine del 2026.
La Svizzera e la Cina hanno concluso i negoziati per aggiornare l'accordo di libero scambio in vigore dal 2014. Lo ha annunciato giovedì il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca, al termine di un incontro a Berna tra il presidente della Confederazione Guy Parmelin e il ministro del commercio cinese Wang Wentao.
Il testo rivisto corregge uno squilibrio dell'intesa attuale. Oggi quasi tutte le importazioni cinesi entrano in Svizzera senza dazi, mentre le esportazioni elvetiche ne beneficiano solo per circa la metà. Con l'accordo ottimizzato, il 99,8% dei prodotti svizzeri potrà accedere al mercato cinese in esenzione doganale, un salto significativo rispetto alla situazione attuale.
L'intesa aggiornata garantisce inoltre l'accesso degli investitori svizzeri al mercato cinese. Vengono anche ampliate e rafforzate le disposizioni relative alle questioni ambientali e ai diritti dei lavoratori.
Firma entro fine 2026
La firma del nuovo accordo è prevista ancora nel corso del 2026, una volta terminate le verifiche giuridiche del testo. Seguiranno poi le rispettive procedure di approvazione nei due Paesi.
I negoziati per l'ottimizzazione erano partiti nel settembre 2024 e si sono conclusi dopo cinque cicli di trattative, durati quindi circa due anni. Il Dipartimento federale dell'economia ricorda che la Cina è il terzo partner commerciale della Svizzera, dopo l'Unione europea e gli Stati Uniti. Con l'intesa rivista, la Confederazione punta a diversificare i mercati di sbocco per le aziende svizzere.
Un accesso doganale quasi completo, se confermato dalla firma e dalle ratifiche, ridurrebbe un costo diretto per gli esportatori elvetici verso un mercato di queste dimensioni. Resta da vedere se le nuove garanzie su ambiente e lavoro comporteranno oneri amministrativi aggiuntivi per le imprese, e se il calendario di ratifica nei due Paesi reggerà ai tempi annunciati.
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