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Economia Libero scambio

Svizzera e Cina aggiornano l'accordo di libero scambio

Guy Parmelin e Xi Jinping hanno firmato a Pechino la versione aggiornata dell'accordo di libero scambio tra Svizzera e Cina, siglato per la prima volta nel 2014. L'intesa esenterà da dazi quasi tutte le esportazioni svizzere, con un risparmio stimato di 244 milioni di franchi.

di Gottardo 31 ottobre 2026 2 min di lettura

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha firmato venerdì a Pechino, insieme al presidente cinese Xi Jinping, la versione aggiornata dell'accordo di libero scambio tra Svizzera e Cina. Il testo rinnova quello del 2014, il primo mai concluso da Pechino con un paese europeo.

L'aggiornamento prevede l'eliminazione dei dazi doganali sul 99,8% delle attuali esportazioni svizzere verso la Cina. Secondo le stime della Confederazione, diffuse in agosto al termine dei negoziati, il risparmio per le imprese elvetiche dovrebbe ammontare a circa 244 milioni di franchi all'anno. L'intesa facilita anche gli investimenti reciproci.

Il Dipartimento federale dell'economia ha definito la rapida conclusione dei negoziati un segnale di sostegno al sistema commerciale multilaterale fondato su regole e orientato all'Organizzazione mondiale del commercio. Swissmem, che rappresenta l'industria dei macchinari, ha chiesto al Parlamento di ratificare il testo senza indugi.

Non tutti i settori ne beneficiano nella stessa misura. Gli orologi restano soggetti alla tassa cinese sui prodotti di lusso, che colpisce il 95,5% del valore delle esportazioni orologiere svizzere in Cina, come confermato dalla Federazione dell'industria orologiera svizzera. La Svizzera ha invece ottenuto concessioni per i prodotti farmaceutici, il formaggio e il caffè, ma entreranno in vigore solo dopo un periodo transitorio di dieci anni; tre quarti delle agevolazioni previste scatteranno comunque da subito.

Clausole ambientali, controlli da verificare

Tra le novità dell'intesa figura un capitolo vincolante su commercio e sviluppo sostenibile. Per la prima volta in un accordo bilaterale, la Cina si impegna a rispettare standard di protezione ambientale e dei lavoratori. Alcuni specialisti hanno però espresso dubbi sulla reale possibilità di far rispettare questi impegni, chiedendosi chi dovrà controllarne l'applicazione.

La questione non è secondaria: un capitolo che resta sulla carta rischia di aggiungere oneri burocratici senza produrre benefici concreti, mentre i vantaggi commerciali dell'accordo sono già quantificati e immediati.

Oltre all'intesa commerciale, Berna e Pechino hanno firmato altri accordi, tra cui uno sulla cooperazione in materia di lavoro e di ricerca. La visita di Parmelin in Cina prosegue fino a sabato, con incontri al governo e al mondo economico e l'apertura del nono Forum economico svizzero-cinese. Il testo dell'accordo dovrà ora passare dal Parlamento federale per la ratifica.

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