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Dormire poco in adolescenza cambia il modo in cui il cervello si collega

Uno studio dell'Università del Michigan individua una firma cerebrale della privazione di sonno in quasi dodicimila ragazzi seguiti per due anni. Lo stesso schema compare in adulti tenuti svegli in laboratorio, e questo indica una direzione: è il sonno perso a modificare il cervello.

di Redazione 12 agosto 2026 4 min di lettura

Che gli adolescenti che dormono meno abbiano un cervello che funziona in modo diverso è un'osservazione vecchia di anni. Quello che mancava era la direzione del rapporto: il sonno scarso modifica le reti cerebrali, oppure sono differenze cerebrali preesistenti a produrre un sonno scarso? Uno studio del dipartimento di psichiatria dell'Università del Michigan, pubblicato su Developmental Cognitive Neuroscience, prova a rispondere mettendo insieme due tipi di dati che di solito restano separati.

Il primo è l'Abcd Study, la più ampia ricerca longitudinale statunitense sullo sviluppo cerebrale in età evolutiva: 11'878 ragazzi, seguiti con questionari e risonanze magnetiche funzionali. I ricercatori hanno cercato una firma, cioè uno schema riconoscibile di connettività fra le reti cerebrali associato a una durata del sonno più breve. L'hanno trovata, e si è mostrata stabile anche applicandola a un sottogruppo indipendente di partecipanti allo stesso studio. Chi ha ridotto di più le ore di sonno nell'arco di due anni presenta la firma in forma più marcata.

Lo schema riguarda soprattutto due sistemi di basso livello. La rete somatomotoria, quella che governa movimento e percezione corporea, mostra connessioni interne più intense; la rete visiva, al contrario, mostra connessioni ridotte. Non sono le aree che si associano istintivamente allo studio o alla concentrazione, ma sono i sistemi su cui poggiano le funzioni superiori.

L'esperimento sugli adulti

La seconda parte è quella che permette di parlare di direzione. Settantasei adulti sono stati sottoposti a risonanza dopo una notte di sonno normale e poi dopo una privazione di sonno indotta in laboratorio. Nella condizione di privazione la firma individuata negli adolescenti si è manifestata più intensamente negli stessi individui, e la distribuzione spaziale delle due firme, quella dei ragazzi e quella degli adulti, si è rivelata sovrapponibile in misura statisticamente significativa. Poiché nell'esperimento la privazione di sonno è la variabile che i ricercatori hanno manipolato, la conclusione è che sia il sonno mancato a produrre le modifiche della connettività, e non il contrario.

Ricerche precedenti sullo stesso archivio di dati avevano già collegato uno schema simile a esiti concreti: voti scolastici più bassi, capacità cognitive generali inferiori, più problemi comportamentali segnalati sia dai ragazzi sia dai genitori. Le stesse analisi mostrano un'associazione con tempi di esposizione agli schermi più lunghi, redditi familiari più bassi e quartieri più svantaggiati, il che rende difficile isolare il sonno da tutto ciò che lo accompagna.

Lo studio non stabilisce quante ore servano, né se il danno sia reversibile recuperando il riposo. Dice che la relazione fra sonno e architettura funzionale del cervello, in adolescenza, non è solo una coincidenza statistica.

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