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Isabella Rossellini racconta a Locarno una carriera fatta in ritardo

L'attrice ha incontrato il pubblico al Forum @ Spazio Cinema, il giorno dopo l'Excellence Award. Ha parlato di etologia, della serie Green Porno e dei registi che ha scelto.

di Redazione 6 agosto 2026 3 min di lettura Locarnese

Isabella Rossellini ha incontrato il pubblico del Locarno Film Festival al Forum @ Spazio Cinema. L'incontro è stato moderato da Olivier Père, già direttore artistico della rassegna, il giorno dopo la consegna dell'Excellence Award in Piazza Grande.

L'attrice, regista e modella ha 74 anni ed è figlia dell'attrice svedese Ingrid Bergman e del regista italiano Roberto Rossellini. Il racconto è partito però da tutt'altro. «La mia prima passione sono sempre stati gli animali, e rimangono gli animali», ha detto.

A 55 anni si è laureata in etologia e oggi gestisce una fattoria di undici ettari a Brookhaven, nello Stato di New York. Ha mostrato al pubblico il proprio blazer bianco con inserti di lana: «Queste sono le mie pecore, ho decorato i miei vestiti con la loro lana».

Da quella passione è nata la serie di cortometraggi «Green Porno», dedicata ai comportamenti animali attraverso costumi e racconto. I titoli sono ora cinquanta. Il progetto fu finanziato dal Sundance Channel di Robert Redford, quando la distribuzione video sugli iPhone era appena agli inizi. «Devo molto a Robert Redford, è lui che mi ha offerto la possibilità di diventare regista», ha ricordato.

Sui propri limiti tecnici è stata diretta, e ha spiegato di essersi ispirata al cinema muto di Méliès. Ora sta producendo «The Survival of the Friendliest», una nuova serie di film di trenta minuti sugli animali. Alla domanda su che cosa la spinga a scrivere ha risposto: «Lo stupore mi porta a scrivere», citando la scoperta che i vermi sono ermafroditi.

Un percorso cominciato tardi

«Credo di aver fatto tutto in ritardo, mi sarebbe piaciuto fare tutto prima. Sono diventata modella a 27 anni, attrice a 32 e ho fatto un Master a 55 anni», ha detto.

A 42 anni Lancôme le rescisse il contratto ritenendola troppo vecchia. La stessa azienda la richiamò a 63 anni. Nel frattempo era tornata all'università e aveva ripreso a lavorare nel cinema.

L'ingresso nel cinema era stato graduale. Aveva iniziato come costumista, affiancando Marcella De Marchis, prima moglie del padre. Durante una lavorazione a Roma ottenne una piccola parte in «Un matrimonio» di Vincente Minnelli, uscito nel 1976, dove recitava anche sua madre. Dopo le critiche ricevute per «Il prato» dei fratelli Taviani, nel 1979, lasciò la recitazione per cinque anni. A convincerla a tornare fu una frase del fotografo Richard Avedon: «Guarda che le modelle sono un po' come le attrici mute».

«Nel mio lavoro scelgo soprattutto il regista», ha spiegato. Sul suo ruolo più noto, la Dorothy Vallens di «Velluto blu» di David Lynch, ha ricordato di essere stata «pettinata come una bambola per mostrare che tutto andava bene». Sulla canzone del film ha precisato: «sono io che ho cantato ma abbiamo fatto un sacco di editing».

Fra i suoi preferiti ha citato John Schlesinger, con un ricordo divertito: «Qualche anno fa ho sognato che mio padre e John si erano fidanzati in Paradiso».

Parlando di Alice Rohrwacher, con cui ha girato «La Chimera» nel 2023 e da poco un film in Umbria, ha detto: «Alice è magica, anche sua sorella Alba». Le due sorelle sono figlie di un apicoltore tedesco, e anche Rossellini tiene api e produce miele. «Io vedo nel suo cinema sia mio padre, che Fellini», ha aggiunto, parlando di una sorta di neorealismo magico nella generazione più giovane.

Sul neorealismo ha ricordato l'origine pratica del movimento: «Il neorealismo è nato come esigenza per fare un nuovo cinema dopo la guerra». Alla domanda sui film preferiti ha risposto: «Un film che guardo ogni anno è 'Il circo' di Charlie Chaplin».

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