Svizzera Approvvigionamento elettrico
Riserve di elettricità: quattro miliardi di franchi, dubbi in Parlamento
Le riserve di elettricità per l'inverno costeranno quattro miliardi di franchi ai consumatori svizzeri, secondo cifre di Economiesuisse riprese dalla NZZ am Sonntag. La Commissione delle finanze del Consiglio nazionale contesta l'urgenza delle nuove centrali di riserva volute da Albert Rösti, mentre un rapporto del Controllo federale delle finanze atteso a settembre si annuncia critico.
Le riserve di elettricità per l'inverno costeranno ai consumatori svizzeri quattro miliardi di franchi. La cifra emerge da un'analisi di Economiesuisse, ripresa dalla NZZ am Sonntag. L'associazione mantello dell'economia non contesta la spesa: sostiene che una penuria di elettricità produrrebbe danni economici ben superiori a quel costo.
Secondo Economiesuisse, il conto è salato perché la Svizzera ha trascurato per anni lo sviluppo della produzione invernale di elettricità. Le riserve servono ora a colmare in fretta un vuoto che si sarebbe potuto affrontare con più anticipo, verosimilmente a costi minori per famiglie e imprese.
Centrali contestate
La voce più pesante del conto riguarda il progetto di quattro nuove centrali di riserva alimentate con energie fossili, previsto dal consigliere federale responsabile dell'Energia Albert Rösti. Il costo stimato è di 2,3 miliardi di franchi, più della metà dell'intero conto.
La Commissione delle finanze del Consiglio nazionale ha espresso dubbi su questo progetto. Ritiene contestabile l'urgenza della misura e critica il fatto che alternative meno onerose non siano state studiate prima di impegnare una cifra così alta. È un rilievo che riguarda la sostenibilità finanziaria della scelta, non solo la sua urgenza tecnica.
A rafforzare i dubbi arriva l'annuncio, riportato dal domenicale, di un rapporto del Controllo federale delle finanze atteso a settembre. Anche questo documento, secondo la NZZ am Sonntag, si preannuncia critico verso il progetto delle centrali di riserva.
Resta il nodo di fondo indicato dalla stessa Economiesuisse: il conto elevato non deriva dalla scelta di garantire la sicurezza dell'approvvigionamento, ma dal ritardo accumulato negli anni precedenti nello sviluppo della produzione invernale. Un ritardo che i consumatori pagano ora, sotto forma di una fattura da quattro miliardi di franchi.
Con due giudizi critici in arrivo, dalla commissione parlamentare e dal Controllo federale delle finanze, resta aperta la domanda se un'infrastruttura di riserva così onerosa sia davvero la via più efficiente per garantire l'approvvigionamento invernale, o se una pianificazione più tempestiva avrebbe permesso di raggiungere lo stesso obiettivo a un costo inferiore per contribuenti e imprese.
Commenti
Non ci sono ancora commenti. Puoi essere la prima voce.