Cantone Truffa finanziaria
Lugano, truffa internazionale da 60 milioni: condannati i tre imputati
La Corte delle assise criminali di Lugano ha condannato a pene comprese tra i tre e i cinque anni e mezzo di carcere i tre imputati di una truffa finanziaria internazionale da circa 60 milioni di franchi. Per tutti è stata decretata anche l'espulsione dalla Svizzera.

La Corte delle assise criminali di Lugano ha pronunciato giovedì la sentenza nel processo per una truffa finanziaria internazionale da circa 60 milioni di franchi, di cui solo una decina sono stati recuperati. Il giudice Amos Pagnamenta ha riconosciuto i tre imputati colpevoli di truffa e di falsità in documenti, confermando la tesi della procura. Le pene vanno da tre a cinque anni e mezzo di carcere; per tutti è stata decretata anche l'espulsione dalla Svizzera.
Il dibattimento si è svolto la settimana scorsa davanti alla stessa Corte. L'imputato principale è un consulente finanziario italiano di 60 anni, attivo a Lugano: il legale del coimputato iraniano lo ha definito un «Leonardo da Vinci della falsificazione». Gli altri due accusati sono un cittadino iraniano di 51 anni e un imprenditore belga della stessa età, che operava a Lussemburgo.
Il raggiro tra Dubai, Lussemburgo e Londra
Secondo l'accusa, tra il 2022 e il 2024 i tre hanno messo in piedi una struttura fraudolenta che si estendeva tra Lugano, Dubai, Lussemburgo e Londra. La vittima è un ricco cittadino georgiano, residente a Dubai, che voleva trasferire il proprio patrimonio in Europa, ritenuta più sicura. Un suo conoscente iraniano lo ha messo in contatto con il consulente italiano, che gli ha proposto una struttura d'investimento basata a Lussemburgo, gestita dall'imprenditore belga.
Il denaro è poi confluito in un fondo a Londra che il cittadino georgiano credeva di controllare, sulla base di una documentazione che si è rivelata falsa e creata con l'intelligenza artificiale. Secondo l'accusa, i tre imputati hanno usato il denaro per trarne beneficio personale.
La procuratrice generale sostituta Chiara Borelli aveva chiesto pene più severe: sette anni e mezzo di carcere e dieci anni di espulsione per il consulente italiano, sei anni e mezzo di carcere e dieci anni di espulsione per il cittadino iraniano, tre anni e mezzo di carcere e cinque anni di espulsione per l'imprenditore belga.
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