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Mondo Prevenzione cardiovascolare

Una persona su cinque ha nel sangue un grasso che nessuno misura

L'analisi di ventimila pazienti di tre studi americani, presentata a un congresso di cardiologia a Montreal, mostra che la lipoproteina (a) elevata alza il rischio di ictus del 64 per cento anche in chi è già in cura. L'esame costa poco e non rientra nei controlli di routine.

di Redazione 12 agosto 2026 3 min di lettura

Si chiama lipoproteina (a) e assomiglia al colesterolo Ldl, quello che di solito viene chiamato cattivo, con l'aggiunta di una proteina che ne modifica il comportamento nelle arterie. Circa una persona su cinque ne ha livelli elevati, quasi sempre senza saperlo, perché non provoca sintomi e perché il dosaggio non rientra fra gli esami del sangue prescritti di routine.

Un'analisi presentata alle sessioni scientifiche della Society for Cardiovascular Angiography and Interventions e al summit dell'associazione canadese di cardiologia interventistica, a Montreal, ha ripreso i dati di 20'070 partecipanti di età superiore ai quarant'anni provenienti da tre studi clinici finanziati dagli istituti nazionali di sanità statunitensi: Accord, Peace e Sprint. Sono ricerche disegnate per altri scopi, il che significa che i partecipanti erano già seguiti, già trattati e già sottoposti a controlli regolari.

Nei pazienti con lipoproteina (a) molto alta, pari o superiore a 175 nanomoli per litro, il rischio di eventi cardiovascolari maggiori risultava superiore del 31 per cento, quello di morte per cause cardiovascolari del 49 per cento e quello di ictus del 64 per cento. Il punto rilevante è che questi aumenti si osservano in persone che ricevevano già le terapie standard: il rischio legato alla lipoproteina (a) non viene cancellato dal trattamento del colesterolo Ldl e della pressione.

Perché non viene cercata

La ragione è in parte storica. Il livello di lipoproteina (a) è determinato quasi interamente dalla genetica, resta stabile per tutta la vita e non si modifica con la dieta, con l'attività fisica o con le statine. Per decenni è quindi rimasto un dato che non si poteva usare per cambiare la terapia, e la medicina preventiva tende a non cercare ciò su cui non può intervenire. Nel frattempo però sono cambiati due elementi: la disponibilità di farmaci sperimentali mirati alla lipoproteina (a), oggi in fase avanzata di studio, e la constatazione che conoscere il valore permette comunque di essere più aggressivi su tutti gli altri fattori di rischio.

È in questa direzione che va la raccomandazione di Subhash Banerjee, del Baylor Scott and White di Dallas, tra gli autori dell'analisi: farsi misurare la lipoproteina (a) e, se il valore è alto, lavorare con il medico per abbassare il colesterolo Ldl e controllare gli altri fattori con più decisione del solito. Trattandosi di un valore che non cambia, basterebbe un esame una volta nella vita. Il costo del test è modesto; l'ostacolo è che quasi nessuno lo prescrive.

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