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Cantone Economia

La Camera di commercio chiede un nuovo Libro bianco per il Ticino al 2040

La Camera di commercio ticinese rilancia la proposta di un nuovo Libro bianco per delineare la strategia di sviluppo del Cantone fino al 2040, puntando su una revisione dei compiti dello Stato e su conti pubblici più solidi. Il direttore del Dipartimento delle finanze, Christian Vitta, ha riconosciuto la necessità di una visione di lungo periodo, ricordando l'importanza delle risposte immediate ai cambiamenti degli ultimi anni.

di Gottardo 17 ottobre 2026 2 min di lettura
Christian Vitta
Christian Vitta Immagine d'archivio Wici — CC BY 3.0, Wikimedia Commons

Durante l'assemblea di venerdì sera a Bellinzona, la Camera di commercio, dell'industria, dell'artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti) ha rilanciato l'idea di un nuovo Libro bianco, un documento che fissi una strategia di sviluppo del Cantone fino al 2040.

Il presidente Andrea Gehri ha richiamato il precedente di "Ticino 2015", il Libro bianco pubblicato nel 1998 per delineare una strategia economica cantonale. Secondo Gehri serve oggi un nuovo patto che renda il Ticino più moderno, più snello e fiscalmente più competitivo, superando quella che ha definito una gestione troppo ordinaria dell'amministrazione, "che evidentemente non soddisfa più nessuno".

La spesa pubblica al centro

Gehri ha chiesto che lo Stato verifichi quali siano i propri compiti essenziali, individuando dove sia possibile risparmiare. Il presidente della Cc-Ti ha collegato il tema alle richieste di maggiori aiuti pubblici che arrivano dalla popolazione, per esempio sui premi di cassa malati: a suo giudizio, prima di stanziare nuovi contributi bisognerebbe capire dove tagliare la spesa.

Il direttore del Dipartimento delle finanze e dell'economia, Christian Vitta, ha riconosciuto l'utilità di una visione di lungo periodo, ricordando però che pandemia, guerre e altri grandi cambiamenti degli ultimi anni hanno imposto al Cantone di dare priorità anche a risposte di breve termine.

Vitta ha rivendicato i risultati già raggiunti in materia di innovazione e fiscalità, citando il Parco dell'innovazione Ticino e la riduzione dell'aliquota sugli utili delle imprese dal 9 al 5,5%. "Quando si ottiene 100 si vuole 110, quando si ottiene 110 si vuole 120", ha osservato, aggiungendo che bisogna anche capire quando sia il momento di consolidare quanto già ottenuto.

Gehri ha ribadito che il Ticino ha bisogno di strategie diverse per rilanciare l'economia e dotarsi di finanze pubbliche solide. Il cambiamento richiesto, ha precisato, non riguarda tanto le persone quanto il modo di affrontare i problemi.

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