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Svizzera Rifugi alpini

Il disgelo del permafrost obbliga il CAS a spostare le capanne alpine

Il riscaldamento climatico sta sciogliendo il permafrost che sosteneva i rifugi alpini svizzeri, e il Club Alpino Svizzero deve spostare e ricostruire alcune capanne per milioni di franchi. In Ticino la situazione resta meno critica per la quota più bassa delle capanne, ma emergono i primi problemi di approvvigionamento d'acqua.

di Brenno 26 ottobre 2026 3 min di lettura

Il permafrost che per secoli ha tenuto compatta la roccia delle Alpi si sta sciogliendo a causa del riscaldamento climatico. L'acqua che si infiltra nelle fessure indebolisce la montagna e minaccia la stabilità dei rifugi d'alta quota. Lo documenta un reportage di "Temps présent" della RTS dedicato al Club Alpino Svizzero (CAS), che deve spostare alcune capanne e investire milioni di franchi per salvaguardare questo patrimonio. Quasi la metà dei 152 rifugi dell'associazione si trova in zone dove il permafrost è potenzialmente a rischio.

Il caso più eclatante riguarda la Mutthornhütte, nell'Oberland bernese, chiusa dal 2021 perché minacciava di crollare: una crepa che nel 2007 misurava 70 centimetri era arrivata a quasi un metro e mezzo. "Sapevamo che questo rifugio probabilmente non avrebbe retto ancora cent'anni. Ma che crollasse così in fretta ci ha fatto paura", racconta Fabienne Notter, presidente della sezione Weissenstein del CAS. La vecchia capanna è stata smantellata nel 2025, con una spesa di 400'000 franchi. Il nuovo edificio, inaugurato nel giugno 2026 poco distante su una roccia più stabile, è costato quattro milioni di franchi e ha diviso il CAS: due terzi dei membri della sezione hanno votato a favore.

Anche il ritiro dei ghiacciai crea problemi. Per raggiungere la Konkordiahütte, nella regione dell'Aletsch, si salgono oggi più di 500 gradini: un tempo il rifugio si trovava 50 metri sopra il ghiacciaio, oggi lo domina da 300. Il ghiacciaio perde da quattro a sei metri di spessore all'anno e la scala va prolungata ogni due o tre anni, con lavori che costano circa 50'000 franchi. Anche l'acqua scarseggia: il serbatoio di 70'000 litri che raccoglie l'acqua di fusione deve bastare fino al maggio successivo, e agli ospiti viene chiesto di usarla con parsimonia.

La Trifthütte, nell'Oberland bernese orientale, è stata distrutta da una valanga nel 2021 dopo che lo scioglimento del ghiacciaio aveva allargato la zona di distacco; ricostruita nel 2025 a un chilometro di distanza, è costata cinque milioni di franchi. Il CAS stima che l'adattamento al clima richiederà tra sei e sette milioni di franchi all'anno e cerca nuove fonti di finanziamento. In futuro alcuni rifugi potrebbero essere spostati, semplificati o resi mobili. "La rapidità dei cambiamenti ci sorprende e ci raggiunge", osserva Hanspeter Bürgi, presidente della commissione rifugi del CAS.

Il Ticino per ora è meno esposto

"Problemi come quelli della Mutthornhütte da noi non ci sono, perché le nostre capanne si trovano a quote inferiori", spiega Matteo Giottonini, portavoce della Federazione Alpinistica Ticinese (FAT), che riunisce 16 società e 32 capanne. La più alta in Ticino è il Cristallina, rifugio del CAS a 2'575 metri; quella della FAT più elevata è l'Adula, a quasi 2'400 metri, ma poggia su roccia e non su terreno compattato dal permafrost.

Lo conferma Richard Knupfer, vicepresidente del CAS-Sezione Ticino: non ci sono rischi di cedimento come al Mutthorn, ma lo scioglimento del ghiaccio e la scarsità di neve potrebbero causare in futuro un deficit idrico per l'approvvigionamento delle capanne. Giottonini segnala che quest'anno qualche difficoltà si è già vista in alcune capanne più basse. Preoccupano anche i sentieri d'alta quota: sulla via normale per l'Adula, la vetta più alta del cantone, i crolli di roccia fanno valutare una via con corde fisse, e il sentiero verso il Campo Tencia è definito da Knupfer "un caso emblematico". Il CAS Ticino deve mantenere e segnalare eventuali problemi su alcune vie alte, come la via della Carassina, parte della via Crio e la via dei Tre Corni; le vie di cresta restano più stabili perché esposte a tutte le intemperie.

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