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Decine di piccoli ghiacciai svizzeri rischiano di sparire quest'estate

Il glaciologo Matthias Huss stima che venti o trenta possano scomparire del tutto. Il 2026 si avvia a essere il secondo anno di scioglimento più intenso mai registrato.

di Redazione 14 agosto 2026 4 min di lettura

Decine di piccoli ghiacciai svizzeri rischiano di sparire completamente quest'estate. L'allarme è del glaciologo Matthias Huss, secondo cui il 2026 potrebbe risultare uno degli anni più drammatici dall'inizio delle rilevazioni.

«Ci stiamo incamminando verso il secondo scioglimento glaciale più intenso mai registrato», ha dichiarato Huss a Keystone-ATS. I più vulnerabili sono i ghiacciai di piccole dimensioni, e la sua previsione è che molti scompaiano del tutto. Fornire numeri precisi è per ora difficile: la stima è che fra venti e trenta possano perdere per sempre quel che resta del loro ghiaccio.

Un caso ha già fatto discutere. Il quotidiano Le Nouvelliste ha riferito della scomparsa del piccolo ghiacciaio della Bella Tola, in Vallese, dopo aver ricevuto le fotografie di alcuni escursionisti. Huss invita però alla prudenza: dalle immagini non si può affermare con certezza che il Bella Tola sia definitivamente un ricordo, perché sotto i detriti potrebbe trovarsi ancora del ghiaccio.

L'inventario della Confederazione conta circa 1400 ghiacciai, all'incirca mille in meno rispetto a centocinquant'anni fa. La maggior parte è di dimensioni contenute e alcuni non hanno nemmeno un nome.

Due fattori combinati

La situazione è critica anche per i ghiacciai più grandi, e la ragione sta nella combinazione sfavorevole di due elementi. All'uscita dell'inverno la neve era poca, e il caldo è arrivato già a inizio estate.

La copertura nevosa è la protezione più importante di un ghiacciaio, perché riflette la radiazione solare. Quando viene a mancare, resta esposto il ghiaccio vecchio e scuro, che assorbe energia e si scioglie in fretta.

Il segnale era leggibile già a fine giugno. Secondo la rete di monitoraggio dei ghiacciai svizzeri GLAMOS, a quella data le riserve invernali erano in gran parte esaurite. Normalmente questo non accade prima di agosto, e soltanto nel 2022 era successo ancora prima.

L'entità dello scioglimento di quest'anno non può essere quantificata con certezza perché le misurazioni sono in corso. Huss ipotizza comunque che non si raggiungeranno i livelli record di quattro anni fa, quando la Svizzera perse circa il sei per cento della propria massa glaciale. Rispetto al 2022 la quantità di neve sui ghiacciai è stata leggermente superiore e l'impatto della polvere sahariana, che scurisce le superfici e accelera la fusione, meno significativo.

La perdita dei ghiacciai non è soltanto un fatto paesaggistico. È dal loro scioglimento che dipende una parte della portata estiva dei corsi d'acqua, come indica anche l'Ufficio federale dell'ambiente osservando che a sud delle Alpi la situazione idrica di quest'anno è meno drammatica proprio grazie al contributo glaciale.

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