Economia Commercio con l'UE
Francia e Germania aprono alla Svizzera il marchio “Made in Europe”
Una bozza di documento europeo colloca la Svizzera tra i Paesi ammessi al marchio “Made in Europe”, utile per gli appalti pubblici dell'UE. L'accesso sarebbe legato a un maggiore allineamento alle regole commerciali europee.

Germania e Francia sarebbero pronte ad aprire alla Svizzera il marchio “Made in Europe”, una qualifica che nei prossimi appalti pubblici europei dovrebbe favorire i progetti di origine europea. Berna lavora da mesi per ottenere un trattamento equivalente a quello degli Stati membri dell'Unione.
Secondo un'indiscrezione riportata da alcune agenzie di stampa, una bozza di documento collocherebbe la Svizzera allo stesso livello del Regno Unito e dei Paesi dello spazio economico europeo, cioè Liechtenstein, Norvegia e Islanda. Il risultato non era scontato. La Germania aveva già lasciato intendere di favorire un trattamento equivalente per la Svizzera, mentre la Francia chiedeva un'applicazione più rigorosa del principio, riconoscendo come europei solo i prodotti fabbricati nei Paesi dell'Unione. Il documento citato dall'agenzia Keystone-ATS indicherebbe un cambio di posizione di Parigi.
Mercato miliardario e condizioni di accesso
Il marchio riguarda un mercato di centinaia di miliardi di euro, distribuiti tra sovvenzioni industriali e appalti pubblici nell'Unione europea, uno dei più grandi al mondo. Anche un accesso parziale a queste risorse avrebbe un peso rilevante per le aziende svizzere, che altrimenti rischierebbero di restare escluse o di perdere terreno rispetto ai concorrenti europei.
L'iniziativa si inserisce in una strategia più ampia dell'Unione europea, orientata a proteggere la produzione interna di fronte alla concorrenza cinese e alla politica commerciale statunitense avviata dal presidente Donald Trump. Resta da capire quanto spazio concreto rimanga per un Paese come la Svizzera, esterno a questi blocchi commerciali.
Il documento citato dalle agenzie resta comunque ufficioso: deve ancora essere confermato dalle istituzioni dell'Unione europea, che dovranno esprimersi anche sul consenso politico verso la Svizzera. Soprattutto, l'accesso al marchio non sarebbe gratuito. Le condizioni indicate parlano di un legame sempre più stretto con le regole commerciali europee, che andrebbe oltre la sola burocrazia già criticata dagli imprenditori svizzeri e si tradurrebbe in un allineamento quasi completo alla politica commerciale dell'Unione.
Per le imprese elvetiche l'apertura di un mercato di queste dimensioni rappresenterebbe un'opportunità concreta in termini di concorrenza. Resta da valutare se questo vantaggio compensi la perdita di margine di manovra che un allineamento così stretto alle regole europee comporterebbe per Berna.
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