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Mondo Crisi idrica

I grandi fiumi europei ai minimi, dal Po al Reno

Il Po tocca a Cremona un minimo storico e il Reno raggiunge livelli mai registrati nei Paesi Bassi. Sul Danubio la scarsità d'acqua ha già fermato una centrale nucleare in Ungheria.

di Brenno 4 agosto 2026 3 min di lettura

I principali fiumi europei stanno attraversando una fase di magra eccezionale. Il Po ha toccato a Cremona un minimo storico, con oltre nove metri sotto lo zero idrometrico. Il livello basso ha favorito la risalita dell'acqua salata nel delta, con conseguenze per gli ecosistemi della zona.

Il Reno registra livelli critici. Nei Paesi Bassi si tratta dei valori più bassi mai misurati, mentre a Basilea la navigabilità risulta fortemente ridotta.

Sul Danubio la scarsità d'acqua ha già toccato la produzione di energia. In Ungheria una centrale nucleare è stata fermata perché mancava acqua sufficiente per il raffreddamento. In Romania l'impianto di Cernavoda ha richiesto misure d'emergenza, con l'esercito che ha fatto brillare una roccia per aumentare la portata verso il reattore.

Anche la Svizzera ha già conosciuto una situazione simile. La centrale nucleare di Beznau aveva sospeso l'attività a causa dei livelli bassi dell'Aare.

Chi decide come si usa l'acqua

Alessandro Bratti, membro dell'autorità italiana di regolazione per l'energia, osserva che la disponibilità d'acqua è stata a lungo data per scontata. Per questo, spiega, non ci si è occupati per tempo né della qualità né della quantità della risorsa.

Bratti ricorda che il Po dipende in misura rilevante dai ghiacciai. Il loro arretramento ha ridotto la riserva che in passato rilasciava acqua durante la stagione calda.

Sul piano delle regole indica una direzione precisa. Ritiene necessari organismi sovraregionali e transfrontalieri capaci di decidere come si utilizzano le risorse idriche. Le scelte, a suo giudizio, dovrebbero seguire i confini dei bacini idrografici e non quelli amministrativi.

C'è poi una questione di equilibrio fra gli utilizzatori. L'agricoltura assorbe il 65% dell'acqua del Po, ma resta in gran parte priva di regolazione. Il consumo domestico, che pesa molto meno, è invece soggetto a norme e limitazioni.

Questo squilibrio conta quando si chiede alle famiglie di ridurre i consumi. Le misure di risparmio rivolte alle economie domestiche incidono su una frazione ridotta del prelievo complessivo, mentre il grosso dei volumi resta fuori da un quadro comune di regole.

Per la Svizzera italiana la questione non è distante. I bacini alpini alimentano corsi d'acqua che attraversano più Paesi, e le decisioni prese a valle dipendono da quanta acqua arriva da monte.

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