Vai al contenuto
il Cantonale

Giornale digitale indipendente della Svizzera italiana

Cantone Scuola

Divisa a scuola per ridurre le disuguaglianze, il PS non ci sta

Una mozione interpartitica presentata in Gran Consiglio chiede un abbigliamento uniforme per gli allievi delle scuole dell'infanzia ed elementari, per ridurre le disuguaglianze sociali. Il Partito socialista non ha aderito al testo e chiede di intervenire sulle disuguaglianze in altro modo.

di Brenno 24 settembre 2026 3 min di lettura

Una mozione interpartitica depositata la scorsa settimana in Gran Consiglio chiede al Governo ticinese di introdurre un abbigliamento uniforme per gli allievi delle scuole dell'infanzia ed elementari. Prima firmataria è Michela Ris, granconsigliera del PLR, che racconta di essere partita dalle discussioni tra genitori sul tema dell'abbigliamento quotidiano dei figli. Secondo Ris, una divisa che richiami la scuola o il comune di appartenenza semplificherebbe la vita alle famiglie.

Gli obiettivi dichiarati della proposta sono ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche tra gli allievi, superare la pressione delle mode e insegnare ai bambini che ogni contesto richiede un abbigliamento adeguato.

Il PS non aderisce

Il Partito socialista non ha sottoscritto la mozione. La granconsigliera Tessa Prati osserva che un abbigliamento uniforme potrebbe ridurre la visibilità delle differenze sociali ed economiche, ma non le farebbe sparire: le stesse differenze, dice, si continuerebbero a notare in altri aspetti della vita dei bambini. Per Prati la scuola dovrebbe piuttosto continuare a garantire a tutti l'accesso a gite e attività, che alcune famiglie da sole non potrebbero permettersi. Aggiunge che il senso di appartenenza non deve dipendere dall'abbigliamento, e che il compito della scuola e delle famiglie è dare ai bambini strumenti per non far coincidere il valore di una persona con i vestiti che indossa.

Anche tra i genitori le reazioni sono contrastanti. Pierfranco Longo, presidente del Consiglio cantonale dei genitori, riconosce che il tema è sentito da molte famiglie, ma segnala il rischio di uniformare gli allievi limitando la loro espressione e autodeterminazione. Longo invita a guardare anche alle scuole medie, dove il ruolo dei genitori nella scelta dei vestiti si riduce e dove, nota, l'abbigliamento dei ragazzi non sempre si adatta a un contesto scolastico. La stessa Ris ammette che estendere la proposta alle medie avrebbe forse più senso, anche se ritiene utile abituare i bambini a una divisa fin dall'inizio del percorso scolastico.

Longo collega la questione anche alla pressione del marketing sulle famiglie: la distribuzione di abbigliamento per ragazzi è sempre più organizzata attorno a franchising e negozi diretti, e per i genitori è difficile accompagnare i figli verso scelte diverse da quelle imposte dalle mode.

Resta aperta la questione dei costi. Ris propone di tenerli bassi e immagina un intervento dei Comuni per le famiglie che non potessero permettersi la divisa. Longo invita i Comuni a farsi avanti per sostenere concretamente questa possibilità. La mozione passa ora all'esame della Commissione formazione e cultura del Gran Consiglio.

Commenti

Nessun commento

Non ci sono ancora commenti. Puoi essere la prima voce.

Lascia un commento