Vai al contenuto
il Cantonale

Giornale digitale indipendente della Svizzera italiana

Svizzera Diritto di famiglia

Custodia alternata: un modello che funziona, ma non per tutte le famiglie

La custodia alternata, condivisa a metà tra i genitori, riguarda oggi un sesto delle separazioni in Svizzera. Un'iniziativa parlamentare vuole renderla il modello privilegiato dai giudici, ma le associazioni delle famiglie monoparentali chiedono di valutare caso per caso.

di Brenno 25 ottobre 2026 3 min di lettura

Quando una coppia con figli si separa, la legge svizzera conosce due strade principali. La prima è la custodia esclusiva: i figli vivono con un genitore, di solito la madre, mentre l'altro ha un diritto di visita. La seconda è la custodia alternata, un piano di cura condiviso a metà tra i due genitori. Oggi riguarda circa un sesto delle separazioni. La politica federale potrebbe però darle una spinta.

A Berna è stata depositata un'iniziativa parlamentare del consigliere nazionale vallesano del Centro Sydney Kamerzin. Il testo chiede ai giudici e alle autorità di favorire attivamente la custodia alternata, non solo di valutarla come una delle opzioni possibili. Per Kamerzin il rischio attuale è che un genitore coinvolto ogni giorno nella vita dei figli si ritrovi, dopo la separazione, con poche ore di visita al mese. La proposta è già stata accolta dalla Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale. Verrà discussa dal plenum nella sessione invernale.

Chi vive questo modello racconta un bilancio positivo. È il caso di Davide ed Elif, genitori divorziati che da sei anni dividono a metà il tempo con i due figli. Entrambi descrivono un rapporto intenso con i bambini, nonostante lo scetticismo iniziale di chi li circondava.

Le condizioni necessarie

Non tutti condividono questo entusiasmo. L'Associazione ticinese delle famiglie monoparentali avverte contro soluzioni uniformi imposte a famiglie molto diverse tra loro. Secondo la coordinatrice Alessia Di Dio, già oggi esistono molte situazioni di custodia esclusiva in cui il genitore non affidatario partecipa ampiamente alla vita dei figli. Nella maggior parte dei casi, inoltre, sono i genitori stessi a trovare un accordo, senza l'intervento di un giudice. Di Dio segnala anche richieste di custodia alternata respinte per motivi concreti, come bambini molto piccoli costretti a un'ora e mezza di viaggio ogni due o tre giorni.

Anche la direttrice dei consultori famigliari Federica Invernizzi Gamba e la giudice del Tribunale d'appello Sonia Zamboni riconoscono che la custodia alternata può funzionare. Pongono però delle condizioni: una logistica abitativa favorevole e la capacità di dialogo tra i genitori. Serve inoltre una reale volontà di entrambi di occuparsi dei figli in modo paritario. Zamboni osserva che un cambiamento generazionale è già in corso, visibile ad esempio nel numero di padri che accompagnano i figli a scuola.

Per i casi più difficili, vicini all'alienazione parentale, restano strumenti come la comminatoria penale e la multa disciplinare. Resta anche il nodo dei certificati medici usati in modo strumentale: secondo Zamboni, il medico non dovrebbe rilasciarli solo sulla base di quanto dice un genitore, ma coinvolgendo anche l'altro.

Se l'iniziativa Kamerzin passasse, il giudice non dovrebbe più solo valutare la custodia alternata caso per caso, ma favorirla attivamente. Resta da capire come questo principio si applicherebbe alle situazioni più fragili segnalate dalle associazioni, dove risorse economiche limitate, grandi distanze abitative o rapporti già conflittuali rendono una condivisione paritaria del tempo più difficile da sostenere, soprattutto per i figli più piccoli.

Commenti

Nessun commento

Non ci sono ancora commenti. Puoi essere la prima voce.

Lascia un commento