Cantone Governo cantonale
Claudio Zali lascia oggi il Consiglio di Stato dopo tredici anni
Il consigliere di Stato della Lega dei Ticinesi termina oggi il suo mandato. In estate gli erano già stati tolti il dipartimento e la presidenza del Governo, dopo l'apertura di due inchieste penali per le quali si è sempre detto innocente.
Claudio Zali, consigliere di Stato della Lega dei Ticinesi, conclude oggi, mercoledì, il suo mandato in Governo. Da mesi non dirigeva più nulla: la guida del Dipartimento del territorio e la presidenza dell'esecutivo gli erano state tolte in estate, dopo l'apertura di due inchieste penali a suo carico. Zali si è sempre detto innocente e continua a respingere ogni accusa.
Il primo settembre il Consiglio di Stato gli aveva chiesto di dimettersi subito. Zali ha rifiutato, e il giorno seguente gli è stata tolta anche la parte di dipartimento che ancora gestiva. Da allora non ha più diretto alcun settore. Lascia il Governo da consigliere, ma non da direttore: avrebbe dovuto chiudere la legislatura anche come presidente, ruolo invece passato il 29 luglio a Marina Carobbio Guscetti. È stato uno dei tanti cambi di responsabilità che negli ultimi due anni hanno ridisegnato i dipartimenti tra i cinque consiglieri, al punto che le sovrapposizioni hanno portato a togliere le fotografie dalla pagina principale del portale cantonale.
L'ultima apparizione pubblica di Zali risale al 23 giugno, quando aveva risposto alle domande della RSI sul caso del figlio quattordicenne di una sua conoscente, rinchiuso nel carcere della Farera. Lo stesso giorno il Gran Consiglio aveva deciso di esercitare l'alta vigilanza su quella vicenda. Da allora Zali si è fatto sentire solo con due comunicati scritti, in cui respinge ogni responsabilità penale. I due testi sono arrivati dopo l'apertura di altrettanti procedimenti da parte della magistratura, per presunto abuso di autorità e tentata coazione: il primo legato al caso del minorenne, il secondo a presunti reati contro l'integrità sessuale, dopo la segnalazione di una donna, nel frattempo deceduta, che a luglio aveva diffuso in rete registrazioni di telefonate con lui fatte a sua insaputa. Da allora nessuna apparizione pubblica, e dal 2 settembre Zali non ha più preso parte nemmeno alle sedute di Governo.
Una carriera iniziata in Magistratura
Zali ha lavorato per lo Stato per gran parte della sua vita: vent'anni in Magistratura e tredici in Governo, oltre a un'attività di docente di diritto in alcune scuole ticinesi. Il suo primo passo in politica risale al 2004, in consiglio comunale a Bioggio, per una sola legislatura. Nel 2013 la Lega lo ha scelto per sostituire Michele Barra, scomparso poco prima: Zali è così entrato in Governo senza passare dalle urne, ma alla prima occasione utile è stato confermato con un ampio consenso.
Alla guida del Dipartimento del territorio si è occupato di mobilità e ha avviato opere che si concluderanno anche senza di lui, come la rete Tram Treno del Luganese e la copertura autostradale di Airolo. Si è speso inoltre, con discrezione, per la ricostruzione del ponte di Visletto in Vallemaggia, danneggiato dall'alluvione del 2024.
Come responsabile dell'ambiente ha affrontato scontri anche nel proprio schieramento, in particolare sulla gestione del lupo, e con il mondo economico sulla tassa di collegamento e sulla tutela dei corsi d'acqua dagli impianti idroelettrici. Resta inoltre aperto il confronto con la Società navigazione del Lugano sulla gestione delle linee sul Verbano. Nel tentativo di ridistribuire i dipartimenti con il collega di partito Norman Gobbi, Zali aveva messo mano anche alla giustizia ticinese, da ex magistrato. Lascia senza soluzione alcuni dossier pesanti: le Autorità regionali di protezione, la chiusura delle preture periferiche, la cittadella della giustizia a Lugano e la riforma del sistema di elezione dei magistrati.
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