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Il Ticino apre i rubinetti del Ceresio verso l'Italia

Il deflusso a Ponte Tresa sale da 3 a 8 metri cubi al secondo per dieci giorni. Il livello del lago di Lugano è atteso in calo di una decina di centimetri.

di Redazione 11 agosto 2026 3 min di lettura Luganese

Dal Ceresio uscirà più acqua verso l'Italia. Il comitato bilaterale italo-svizzero si è riunito d'urgenza il 10 agosto e ha deciso di aumentare il deflusso allo sbarramento di Ponte Tresa: si passa da 3 a 8 metri cubi al secondo. La misura vale dieci giorni a partire dall'11 agosto, poi verrà rivalutata in base alle condizioni idrologiche.

L'effetto sul lago di Lugano è stimato in una decina di centimetri di livello in meno. È un abbassamento contenuto in termini assoluti, ma che si somma a un'estate già segnata da precipitazioni scarse.

La richiesta arriva dal versante italiano. La crisi idrica interessa il bacino del Lago Maggiore e, a valle, le aree risicole del Novarese, della Lomellina e del Milanese. In quelle zone la coltivazione del riso dipende dalla sommersione delle camere, un metodo che richiede portate costanti nei canali proprio nelle settimane in cui i fiumi sono ai minimi. Cinque metri cubi al secondo in più non risolvono la situazione, ma allentano la pressione per qualche giorno.

Il limite posto sui bacini alpini

La delegazione svizzera ha però respinto la parte più consistente della richiesta italiana, quella relativa a rilasci supplementari dai bacini idroelettrici. La motivazione è duplice: la siccità in corso e la sicurezza dell'approvvigionamento energetico.

Secondo quanto comunicato, le riserve d'acqua contenute nei bacini idroelettrici ticinesi si situano al limite inferiore dei valori registrati negli ultimi dieci anni. È un dato che riguarda l'inverno prossimo più dell'estate in corso. L'acqua immagazzinata in quota è la forma di stoccaggio energetico su cui la Svizzera conta nei mesi freddi, quando la produzione fotovoltaica cala e i consumi salgono. Svuotarla in agosto per esigenze agricole a valle significa spostare un problema di alcuni mesi.

La distinzione tra i due tipi di rilascio è quindi sostanziale. L'aumento a Ponte Tresa incide su un lago naturale regolato e ha effetti reversibili nel giro di poche settimane di pioggia. Il prelievo dai bacini alpini toccherebbe una riserva che si ricostituisce soltanto con lo scioglimento delle nevi dell'anno successivo.

Il meccanismo bilaterale che regola questi flussi esiste da decenni e nelle estati normali funziona senza fare notizia. Le convocazioni d'urgenza si moltiplicano invece quando la disponibilità scende sotto le soglie abituali, come è accaduto anche nelle estati del 2022 e del 2023.

Resta da vedere che cosa succederà alla scadenza dei dieci giorni. Se le precipitazioni non arriveranno, la stessa richiesta si ripresenterà con margini di manovra ridotti, e la questione di quanta acqua il Ticino possa cedere senza intaccare le proprie riserve tornerà sul tavolo.

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