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Casa Azul e Spazio L'Ove lasciano i loro spazi a Gordola e Lugano

A fine settembre, a poche ore di distanza, due luoghi che hanno segnato la cultura indipendente della Svizzera italiana hanno annunciato la disdetta del contratto d'affitto. Il caso riporta l'attenzione sulla progressiva scomparsa di spazi per la cultura in Ticino.

di Redazione 2 ottobre 2026 2 min di lettura

Il 30 settembre 2026, nel giro di poche ore, due realtà della cultura indipendente della Svizzera italiana hanno annunciato la disdetta del proprio contratto d'affitto: Casa Azul, a Gordola, e Spazio L'Ove, a Lugano. Negli ultimi anni entrambe le realtà hanno avuto un peso importante nella proposta culturale della regione, dando casa a molte persone che operano e lavorano nel settore culturale.

La notizia non è arrivata del tutto inaspettata: da tempo si parlava della possibilità che questo potesse succedere, sia per Casa Azul sia per Spazio L'Ove. Resta comunque difficile non leggere questi due annunci come la conferma di una tendenza che si va delineando negli ultimi tempi. In Ticino la cultura indipendente perde progressivamente spazi: luoghi di ritrovo, di produzione, di creazione, di scambio e di fruizione per chi ne usufruisce.

Un contesto già difficile

Questa evoluzione si inserisce in un contesto urbano e territoriale già complicato per il settore. Gli affitti, soprattutto nelle città, sono sempre meno accessibili. I professionisti della cultura affrontano una precarietà diventata cronica, le occasioni di lavoro diminuiscono e sempre più giovani si sentono costretti a lasciare il Cantone per cercare opportunità nel settore culturale altrove.

Diversi festival inseriti nel panorama culturale cantonale hanno potuto contare su questi due luoghi per organizzare i propri eventi, sviluppare idee e trovare occasioni di collaborazione. A sostenerli, in alcuni casi, sono stati anche partner istituzionali e sponsor. Nei due spazi, inoltre, professionisti e artisti hanno lavorato stabilmente e svolto periodi di residenza.

La vicenda pone una domanda che riguarda le istituzioni pubbliche. I proprietari degli immobili, cittadini privati, hanno esercitato una scelta che rientra nei loro diritti legittimi. Resta da capire se il settore pubblico sia interessato a muoversi concretamente per tutelare la cultura e il lavoro culturale di questa regione, oppure se scelte come queste continueranno a ripetersi senza una risposta istituzionale.

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