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Bologna, indagini forensi sulla morte di Fakir durante il fermo di polizia

A Bologna la procura ha disposto una ricostruzione tecnica del luogo dove è morto Abderrahim Fakir, marocchino di 42 anni deceduto il 19 luglio durante un fermo di polizia. Il 10 agosto sarà esaminata la bodycam di uno dei due agenti indagati per omicidio colposo.

di Redazione 7 agosto 2026 2 min di lettura

Il 19 luglio scorso Abderrahim Fakir, cittadino marocchino di 42 anni, è morto nel quartiere Pilastro di Bologna durante un fermo di polizia. L'uomo si trovava in via Svevo per far visita a dei parenti quando alcuni residenti hanno chiamato le forze dell'ordine segnalando che stava dando in escandescenze in un garage. Sul posto sono arrivati una pattuglia della polizia e un'ambulanza del 118. Gli agenti hanno cercato di immobilizzarlo mentre l'uomo si dimenava; una terza persona ha aiutato bloccandogli le caviglie. Poco dopo Fakir ha perso i sensi ed è morto.

La procura di Bologna ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo. I due poliziotti intervenuti sono stati iscritti nel registro degli indagati, così come quattro soccorritori della Croce Rossa arrivati dopo l'immobilizzazione. La Tac eseguita sul corpo ha mostrato i polmoni pieni di sangue, un quadro compatibile con asfissia. Per completare gli esami istologici e tossicologici sono stati concessi novanta giorni.

Nuovi accertamenti tecnici

Il 3 agosto i carabinieri del Ris di Parma hanno effettuato un nuovo sopralluogo nei garage di via Svevo, utilizzando droni e laser scanner per ricostruire in tre dimensioni la scena e ricreare gli ultimi momenti di vita di Fakir. Gli investigatori stanno inoltre incrociando i video girati dai residenti con le immagini delle telecamere di sorveglianza e delle bodycam degli agenti.

Il 10 agosto è previsto a Roma un nuovo accertamento tecnico, affidato ai Ris, sulla bodycam di uno dei due poliziotti: l'obiettivo è estrarre i dati del dispositivo, farne una copia forense e migliorare la qualità delle immagini e dell'audio. All'esame potranno partecipare anche i periti delle parti. È inoltre in corso il tentativo di sbloccare il cellulare di Fakir, da cui prima del blocco per mancanza del codice erano stati estratti alcuni dati; gli inquirenti cercano anche un secondo telefono che l'uomo avrebbe avuto con sé.

Tra i testimoni figura un uomo originario dell'Est Europa che aveva aiutato gli agenti a bloccare le caviglie di Fakir durante il fermo. Secondo quanto riportato, si sarebbe allontanato dalla zona dopo aver ricevuto minacce.

La morte di Fakir ha provocato proteste nel quartiere Pilastro nei giorni successivi al 19 luglio, con presidi e momenti di tensione. La famiglia della vittima è assistita dall'avvocato Fabio Anselmo, mentre i due poliziotti sono difesi dall'avvocato Gabriele Bordoni.

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