Svizzera Riciclaggio e droga
Barbershop di Ginevra e Losanna al centro di un processo per riciclaggio
Secondo documenti della Procura ginevrina, i saloni W* Barbershop di Ginevra e Losanna sarebbero stati usati per riciclare denaro del narcotraffico. A giugno il tribunale non ha omologato il patteggiamento e ha rinviato il caso al rito ordinario.

Sui social network i saloni W* Barbershop si presentano come locali alla moda. Le loro pagine Instagram e Facebook mostrano personaggi noti dello sport e della musica mentre si fanno tagliare i capelli.
In Svizzera due saloni W* hanno aperto all’inizio degli anni 2020 a Losanna e a Ginevra. Secondo documenti della Procura ginevrina, svelati da un approfondimento della RTS, dietro queste sedi si nasconderebbe una rete di riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico. Per la Svizzera il caso è insolito: i barbershop finiscono raramente in tribunale.
Il processo a Ginevra
A giugno 2026 i due ex titolari dei W* Barbershop e altri due complici sono comparsi davanti alla giustizia ginevrina, in un rito abbreviato. Il tribunale non ha però omologato il patteggiamento concordato tra gli imputati e il Ministero pubblico, rinviando il caso al rito ordinario. Gli imputati rischiano ora diversi anni di carcere. Negano gli addebiti e per loro vale la presunzione d’innocenza. Il nuovo processo dovrebbe svolgersi entro la fine dell’anno.
Il caso è partito da un fermo doganale al valico di Ginevra. Nel febbraio 2021, alle prime luci dell’alba, uno degli imputati è stato fermato alla guida di un’auto a noleggio. Sul sedile posteriore c’era una busta di plastica piena di mazzette: 156’680 euro e 250’260 franchi svizzeri. Secondo la polizia, una parte di quel denaro derivava dal traffico di stupefacenti.
Gli atti giudiziari indicano che «ingenti somme di denaro provento del traffico sono state investite in società in Svizzera, in particolare nei barbershop di Ginevra e Losanna». Secondo le stesse carte, la società W* Barbershop è stata gestita con l’unico scopo di riciclare denaro del narcotraffico. Il denaro doveva apparire di origine lecita e poteva così finire su conti bancari svizzeri. Questo serviva anche a giustificare i guadagni e l’alto tenore di vita degli imputati.
Gli imputati sono sospettati di aver preso parte a un ampio traffico di stupefacenti tra la Svizzera romanda e la Francia. Si tratta di oltre trenta chili di cocaina non tagliata e di circa mille chili di sostanze a base di cannabis, tra hashish e marijuana. Gli indagati sarebbero stati attivi anche nel mercato parallelo degli orologi di lusso, con transazioni per oltre 800’000 franchi, in particolare con marchi come Audemars Piguet e Patek Philippe. Un imputato avrebbe inoltre investito centinaia di migliaia di franchi ed euro in immobili in Marocco.
Alexandre Brahier, portavoce della polizia cantonale ginevrina, non ha voluto commentare direttamente il caso con la RTS. Ha però sottolineato la complessità di questo tipo di indagini: «In Svizzera spetta alla giustizia dimostrare che il denaro dei criminali è sporco, mentre in Francia o in Italia tocca all’imputato provare che la provenienza del denaro è lecita».
Dall’arresto degli indagati, i due saloni svizzeri hanno chiuso. Online un nuovo locale si è presentato come successore della sede ginevrina, con un altro nome e una nuova gestione. Secondo la RTS, uno dei nuovi gestori ha lasciato in fretta la Svizzera nei mesi scorsi per stabilirsi all’estero. Nel quartiere di Pâquis i residenti riferiscono di controlli e blitz della polizia nel locale, ripetuti più volte. L’attività è oggi ufficialmente in fallimento.
Secondo i vicini, alcuni clienti continuerebbero però a recarsi nel salone per tagliarsi i capelli. Il barbershop e il nuovo titolare non hanno risposto alle richieste di intervista della RTS.
Commenti
Non ci sono ancora commenti. Puoi essere la prima voce.

