Cantone Criminalità finanziaria
A Lugano il processo per la truffa internazionale da 60 milioni
Davanti alla corte delle assise criminali di Lugano è iniziato il processo per una presunta truffa internazionale da circa 60 milioni di franchi, che coinvolge Dubai, Lussemburgo e Londra. Tre persone sono imputate di aver sottratto il patrimonio di un cittadino georgiano.

È iniziato martedì a Lugano il processo per una presunta truffa internazionale da circa 60 milioni di franchi. Il caso coinvolge piazze finanziarie diverse: Dubai, Lussemburgo, Londra e, appunto, Lugano.
Al centro della vicenda c'è il patrimonio di un cittadino georgiano residente a Dubai. L'uomo aveva affidato i propri soldi a un consulente italiano, attivo a Lugano, per allontanarli da Dubai, località che riteneva poco sicura per i suoi investimenti.
Il consulente gli era stato presentato da un cittadino iraniano, anche lui domiciliato a Dubai, diventato nel frattempo persona di fiducia del georgiano. Per gestire il patrimonio venne scelta una struttura di investimento con sede in Lussemburgo, dove entrò in gioco un terzo imputato, un imprenditore belga attivo in quella città.
Secondo l'accusa, sostenuta dalla procuratrice generale sostituta Chiara Borelli, i tre imputati avrebbero invece usato il denaro per trarne un vantaggio personale. La maggior parte dei fondi sarebbe finita in un fondo con sede a Londra, che il cittadino georgiano credeva di controllare. Quella convinzione si basava su una serie di documenti falsi, creati con l'intelligenza artificiale.
Il denaro sarebbe poi stato reinvestito in vari settori, tra cui il mercato immobiliare e quello delle materie prime, con l'obiettivo di riciclarlo.
Il nodo della competenza
Le difese degli imputati hanno contestato la scelta del foro di Lugano, sostenendo che gli illeciti non sarebbero stati commessi in Ticino. La corte ha comunque stabilito di procedere in questa sede.
Il caso mette in luce quanto sia complesso perseguire frodi costruite su più giurisdizioni e rese ancora più sofisticate da strumenti come l'intelligenza artificiale generativa, capace di produrre documentazione falsa difficile da distinguere da quella autentica. Per una piazza finanziaria come quella luganese, episodi di questo tipo pongono la questione di quanto i controlli interni delle società di consulenza riescano davvero a intercettare schemi fraudolenti di questa portata, prima che arrivino in tribunale. Resta inoltre da vedere quanto costerà alle casse pubbliche ticinesi un processo internazionale di questa complessità, e se la responsabilità individuale dei professionisti coinvolti nella gestione patrimoniale verrà accertata con rigore.
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