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Zoe Saldaña a Locarno: «Voglio diventare regista»

L'attrice statunitense ha ricevuto un Pardo speciale e ha incontrato il pubblico al Forum @ Spazio Cinema. Ha parlato di danza, di rappresentazione e del libro che vorrebbe portare sullo schermo.

di Redazione 10 agosto 2026 3 min di lettura Locarnese

Zoe Saldaña ha incontrato lunedì il pubblico del Locarno Film Festival al Forum @ Spazio Cinema. Prima della conversazione, moderata dal critico inglese John Bleasdale, l'attrice ha ricevuto un Pardo speciale dalle mani della presidente Maja Hoffman e del direttore artistico Giona A. Nazzaro.

Nata nel 1978 e cresciuta a New York, Saldaña ha vissuto anche nella Repubblica Dominicana e ha origini portoricane. «Sono una donna di colore molto orgogliosa e figlia di immigrati», ha detto. Dal punto di vista culturale si sente soprattutto dominicana. «Riportarci alla loro terra madre è stata la cosa migliore che i miei genitori abbiano fatto per me e le mie sorelle», ha spiegato, ricordando di essere cresciuta bilingue, in inglese e in spagnolo.

Prima di dedicarsi alla recitazione ha praticato il balletto per dieci anni, senza mai passare al professionismo. Il balletto, ha detto, è «alzarsi ogni giorno condizionando il tuo corpo per diventare qualcosa». Da quell'esperienza ha portato con sé la disciplina e il rapporto con il corpo. «Quando mi mancavano le parole per comunicare il balletto è diventato una terapia, un amico», ha aggiunto. È stato anche il passaggio che l'ha condotta da una forma d'arte all'altra.

I ruoli e le scelte

Il pubblico la conosce soprattutto per Gamora nella saga Marvel e per Neytiri nei film di «Avatar» di James Cameron. Per «Emilia Pérez» di Jacques Audiard ha vinto, tra gli altri riconoscimenti, il premio per l'interpretazione femminile a Cannes e l'Oscar come miglior attrice non protagonista nel 2024.

Interrogata su come tenga i piedi per terra, ha risposto di non avere piani a due o cinque anni: «Non sono ambiziosa, mi stressa. Sono un'artista e continuerò ad esserlo per il resto della mia vita». Sulla rappresentazione è stata netta: «La cosa che ho evitato è di essere scelta per qualcosa perché sono di colore. Voglio essere scelta per le mie capacità, il mio curriculum». Ha detto di voler creare più opportunità per i latinos.

Del lavoro con Cameron ha parlato come di un'esperienza formativa: «Il suo storytelling mi parlava quando avevo sette anni». Dei registi con cui ha collaborato, fra i quali anche Steven Spielberg, ha detto che «possiedono tutti un livello di inclusività intrinseco». Ha recitato pure in «Absence of Eden», diretto da suo marito Marco Perego.

La regia resta un progetto rinviato ma preciso. «Voglio diventare regista, ma prima voglio essere mamma dei miei tre figli ed essere una moglie», ha affermato. Con le sorelle ha già scelto un libro: racconta di una coppia afroamericana nel dopoguerra e di una donna che non sa se il marito sia gay o eterosessuale. «Non ho mai visto questi temi raccontati attraverso gli occhi di persone di colore. Se nessun altro lo farà, vorrei essere la regista».

Al termine dell'incontro ha firmato autografi, fra cui uno su una bandiera della Repubblica Dominicana, e si è fermata per le fotografie con il pubblico.

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