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USI e SUPSI aumentano le tasse d'iscrizione dal 2027

Dall'anno accademico 2027/2028 le rette semestrali di USI e SUPSI aumentano, soprattutto per gli studenti esteri. La misura compensa i tagli ai contributi di Confederazione e Cantone.

di Gottardo 25 agosto 2026 2 min di lettura

Dal semestre autunnale 2027/2028 le rette d'iscrizione salgono sia all'Università della Svizzera italiana (USI) sia alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI). Ad annunciarlo sono stati i due atenei ticinesi.

All'USI la tassa semestrale sale a 5'000 franchi. Restano invece a 2'000 franchi gli studenti svizzeri e le categorie assimilate, tra cui gli studenti esteri domiciliati in Svizzera al momento della maturità e i richiedenti l'asilo titolari di permesso: la retta piena risulta quindi due volte e mezzo superiore. Chi è già immatricolato non sarà toccato dall'aumento: continuerà a pagare la tassa in vigore al momento della prima iscrizione.

Alla SUPSI la retta passa da 800 a 1'000 franchi per i residenti e da 1'600 a 2'000 franchi per i non residenti. Il Consiglio dell'ente ha destinato altri 200'000 franchi al fondo di sostegno per gli studenti in difficoltà economica: il rafforzamento del fondo accompagna l'aumento delle rette, per attenuarne l'impatto sulle famiglie con redditi più bassi. L'aumento riguarda solo i quattro Dipartimenti della SUPSI e non le scuole affiliate: Accademia Teatro Dimitri, Conservatorio della Svizzera italiana - Scuola universitaria di Musica, SUPSI Landquart e Fernfachhochschule Schweiz.

I tagli ai contributi pubblici

La decisione segue i tagli ai contributi della Confederazione e del Cantone previsti a partire dal 2027. Il rettore ad interim dell'USI, Gabriele Balbi, ha dichiarato alla RSI: "Questo momento serve essenzialmente per arrivare a coprire quello che sono stati i tagli da parte sia della Confederazione sia del Cantone".

Le nuove rette pesano soprattutto sugli studenti esteri non assimilati, mentre la quota a carico di svizzeri e residenti resta invariata nella sostanza. L'operazione sposta parte del costo degli studi dai contribuenti a chi ne beneficia direttamente. Resta da vedere se il gettito aggiuntivo basterà a coprire per intero la riduzione dei fondi pubblici, o se i due atenei dovranno intervenire anche su altre voci di spesa.

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