Economia Lavoro di piattaforma
Uber, autisti a Zurigo: guadagni in calo e poco controllo sulle tariffe
Un autista Uber di Zurigo racconta guadagni in forte calo e scarso controllo sulle tariffe. Il sindacato UNIA parla di modello di lavoro illegale, mentre la vertenza si allarga in Svizzera e in Europa.

Cem Kurun ha 30 anni e guida per Uber nel canton Zurigo dal 2019. Negli ultimi anni, racconta, le sue condizioni di lavoro sono peggiorate: le tariffe sono scese, mentre la concorrenza tra servizi di trasporto privato e taxi è aumentata. La pandemia e l'arrivo nel 2024 del concorrente estone Bolt sul mercato zurighese hanno aggravato la situazione.
Un tempo Kurun guadagnava circa 1'200 franchi lavorando 30 ore alla settimana. Oggi arriva a poco più di 300 franchi. In una giornata gli è capitato di incassare 70 franchi dopo nove ore di lavoro. Si chiede come possa mantenere una famiglia con questi importi, e teme che molti conducenti debbano rivolgersi all'assistenza sociale.
Kurun denuncia anche di avere poco controllo reale sul proprio lavoro, pur essendo formalmente un autista indipendente. Sospetta che l'app penalizzi chi rifiuta troppe corse e mostri zone di guadagno elevato che svaniscono all'arrivo. Dice che basta impostare un prezzo di 10 centesimi superiore alla tariffa al chilometro di Uber per non ricevere più corse, il che mette in dubbio la libertà di fissare le tariffe promessa dall'azienda. Uber replica che i conducenti possono accettare o rifiutare le corse senza penalizzazioni e che i tassi di accettazione non influiscono sull'assegnazione delle corse né sulle tariffe.
Il sindacato parla di modello illegale
Per il sindacato UNIA, il grado di controllo esercitato da Uber sui conducenti è incompatibile con un'attività davvero indipendente. Secondo il portavoce Philipp Zimmermann, gli autisti non hanno una reale libertà di scelta e vengono privati di salario, rimborso spese e contributi sociali che spetterebbero loro come dipendenti. Già nel 2018 la Segreteria di Stato dell'economia aveva indicato che i conducenti Uber dovrebbero essere considerati dipendenti, posizione confermata da sentenze cantonali e, nel 2023, dal Tribunale federale. Zimmermann chiede alle autorità di porre fine a quello che definisce un modello illecito.
Uber contesta l'interpretazione e sottolinea di aver più volte modificato il proprio modello operativo, aggiungendo che le sentenze passate riguardavano contratti ormai superati. L'azienda afferma che la maggioranza dei conducenti apprezza la flessibilità offerta dall'app e che mette a disposizione una copertura assicurativa gratuita contro alcuni rischi.
A Ginevra, dopo anni di battaglie legali, Uber ha cambiato modello: la maggior parte dei conducenti è oggi assunta tramite un'azienda terza, e l'azienda ha versato i contributi sociali arretrati in un accordo con il Cantone. Far valere i propri diritti resta comunque difficile per i singoli: un ex conducente ginevrino ha dovuto fare causa a Uber per ottenere salari e spese che ritiene non pagati, vertenza ancora in corso.
La questione supera i confini svizzeri. Nei Paesi Bassi centinaia di migliaia di conducenti hanno avviato un'azione collettiva contro Uber, mentre in Francia un gruppo di autisti, sostenuto dall'organizzazione ginevrina PersonalData.IO, prepara un'iniziativa simile: secondo il fondatore Paul-Olivier Dehaye, i risarcimenti richiesti potrebbero arrivare a 40'000 euro per conducente.
A Zurigo, nonostante la sentenza del Tribunale federale del 2023, Kurun afferma che nulla è cambiato: le sue condizioni di lavoro continuano a peggiorare.
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