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Piero Marchesi porta l'UDC in Consiglio di Stato dopo 99 anni
Mercoledì 7 ottobre Piero Marchesi, dell'UDC, entra in Consiglio di Stato al posto del leghista Claudio Zali, dimissionario. Con lui il partito torna nel governo ticinese dopo 99 anni di assenza.

Piero Marchesi, 45 anni, ex consigliere nazionale e sindaco di Tresa, presta giuramento davanti al presidente del Tribunale d'appello Damiano Stefani. Prende il posto del leghista Claudio Zali, che ha lasciato la carica per lo scandalo in cui era coinvolto.
Il precedente del 1922
Il precedente risale al 1922. In quell'anno si tennero due elezioni che portarono alla nascita del cosiddetto «Governo di paese». Il Ticino uscì così, almeno in parte, dalla crisi politica che seguì la Prima guerra mondiale. Quella crisi chiuse alcuni decenni di dominio liberale, un periodo segnato da forti contrasti e da frequenti modifiche del sistema elettorale.
Alle elezioni del 1921 erano stati eletti quattro liberali e tre conservatori, mentre l'Esecutivo contava sette membri. Il Partito liberale radicale (PLR) non ottenne però la maggioranza in Gran Consiglio. Pochi mesi dopo un'alleanza delle minoranze fece bocciare il preventivo cantonale per il 1922. Il responsabile delle finanze, Evaristo Garbani-Nerini (PLR), si dimise.
L'elezione suppletiva che seguì portò al governo Raimondo Rossi, avvocato e direttore della Scuola cantonale di commercio ed esponente del giovane Gruppo agrario popolare ticinese (GAPT). Il mese successivo si dovette sostituire anche il conservatore Mansueto Pometta. Il suo posto andò al sindacalista Guglielmo Canevascini, in rappresentanza del Partito socialista.
Nel 1923, quando il Consiglio di Stato tornò a cinque membri, Raimondo Rossi e Canevascini furono confermati. Con loro furono confermati il conservatore Giuseppe Cattori e i liberali-radicali Giovanni Rossi e Cesare Mazza. Quell'anno ci fu la prima elezione tacita nella storia del Cantone.
L'esperienza di governo di Raimondo Rossi si concluse però dopo cinque anni. Nel 1927 non ottenne la rielezione e gli agrari uscirono dal Consiglio di Stato. Canevascini restò invece in carica per più di 37 anni, fino al 1959.
Dal 1927 si affermò la formula di due liberali-radicali, due conservatori, oggi del Centro, e un socialista. Questa formula ha sostanzialmente retto il Ticino fino all'entrata in governo della Lega nel 1995, con la prima elezione di Marco Borradori. Fa eccezione il quadriennio 1987-1991, quando il socialista Pietro Martinelli estromise il popolare democratico Fulvio Caccia.
Il Gruppo agrario popolare, in seguito Partito, nacque il 19 dicembre 1920. Quel giorno l'assemblea dei delegati dell'Unione dei contadini ticinesi decise di fondare una forza politica che desse voce al settore primario e alle famiglie contadine, al di fuori dei due schieramenti tradizionali. I fondatori erano ex liberali ed ex conservatori e volevano favorire la conciliazione tra i due partiti storici. I valori di riferimento erano la patria, la libertà e il federalismo.
Nel 1971 il Partito agrario ticinese assunse il nome attuale. Il cambiamento seguì la fusione, a livello nazionale, tra il Partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi e il Partito democratico, da cui nacque l'Unione democratica di centro. La ricostruzione di questa storia si trova nel volume «Un secolo di storia politica. Dal Partito Agrario all'UDC (1920-2020)».
Marchesi sarà il secondo eletto democentrista in governo. Il suo subentro avviene in piena campagna elettorale, in vista delle elezioni dell'11 aprile 2027. Il seggio conquistato dalla Lega alle elezioni del 2023 passa così a un democentrista, e per il Cantone si apre una nuova fase politica.
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