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Cantone Perequazione finanziaria

Nuova lettera del Governo a Berna, la deputazione dubita che serva

Dopo le critiche di Guy Parmelin sulle spese cantonali, il Consiglio di Stato ha inviato una nuova lettera a Berna proponendo un incontro sulla perequazione finanziaria. Il presidente della deputazione ticinese, Bruno Storni, dubita che le lettere possano ancora sortire effetti e invita al dialogo diretto.

di Redazione 23 settembre 2026 2 min di lettura

Il Consiglio di Stato ha scritto una nuova lettera a Berna dopo le critiche del presidente della Confederazione Guy Parmelin, che una decina di giorni fa, al festival Endorfine di Lugano, aveva invitato il Ticino a riflettere sulle proprie spese e si era detto deluso per il blocco dei ristorni fiscali all'Italia.

La missiva, datata 16 settembre e firmata dalla presidente del Governo Marina Carobbio Guscetti, ha un tono costruttivo e propone a Parmelin un incontro chiarificatore. Il Cantone si sente incompreso e vuole illustrare le proprie specificità, in particolare chiede che nel calcolo della perequazione intercantonale si tenga maggiormente conto della presenza dei frontalieri. Una revisione ordinaria dei criteri di calcolo entrerà in vigore solo tra alcuni anni. Nel 2027 il Ticino riceverà 112 milioni di franchi, una cifra in crescita ma modesta rispetto al miliardo e settecento milioni distribuito complessivamente da Berna.

Questo tipo di lettera è già stato usato in passato dal Cantone per far valere le proprie richieste, ma non convince l'intera deputazione ticinese alle Camere federali. Il presidente della deputazione, il socialista Bruno Storni, ha detto alla RSI che "le lettere non siano più utili" a questo livello e che finora non hanno avuto alcun effetto.

Storni: meglio il dialogo che il pugno sul tavolo

Nel merito, secondo Storni il Consiglio di Stato ha già esposto la propria posizione a Karin Keller-Sutter, responsabile della perequazione, e la risposta è nota: la legge attuale non lascia margini, nemmeno al presidente della Confederazione. Alla domanda se battere i pugni sul tavolo serva a qualcosa, Storni ha risposto che si può anche alzare la voce, ma che ora conviene percorrere la via del dialogo. Ha ricordato che il Ticino ha accettato gli attuali criteri fino a pochi anni fa e che la situazione è già migliorata: da cantone che versava contributi, oggi ne riceve un centinaio di milioni, anche se altri cantoni incassano cifre più alte.

Storni ammette che tra deputazione e Consiglio di Stato non tutto funziona senza attriti. Ha precisato però che la deputazione non può imporre nulla al Governo cantonale, che gestisce in modo autonomo i rapporti con il Consiglio federale, pur ritenendo che sarebbe più utile essere consultati prima dell'invio di lettere come questa. Al di là delle appartenenze politiche, ha aggiunto, tra i parlamentari ticinesi a Berna c'è un consenso di fondo: le relazioni tra Cantone e Confederazione non sono state gestite nel modo più opportuno.

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