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Economia Metalli preziosi

Mendrisiotto, nodo mondiale dell'oro: nel 2025 scambi per 218 miliardi

Nel 2025 il Ticino ha movimentato oro e altri metalli preziosi per oltre 218 miliardi di franchi, quasi tutti riconducibili alle raffinerie del Mendrisiotto. Il dato supera di gran lunga il resto dell'economia cantonale, ma riflette soprattutto il valore della materia prima lavorata, non la ricchezza creata sul territorio.

di Gottardo 3 novembre 2026 3 min di lettura Mendrisiotto

Il Ticino chiude il 2025 con un record nel commercio dei metalli preziosi, trainato dalle raffinerie del Mendrisiotto. Secondo i dati definitivi dell'Ufficio di statistica cantonale (Ustat) e dell'Amministrazione federale delle dogane, le importazioni di metalli hanno superato per la prima volta i 100 miliardi di franchi, mentre le esportazioni hanno toccato i 118,2 miliardi, per un movimento complessivo di oltre 218 miliardi. Le sole esportazioni equivalgono a quasi trenta volte le entrate fiscali del Cantone e superano il totale delle uscite annue della Confederazione.

A spiegare questi volumi sono gli stabilimenti di raffinazione dell'oro con sede a Mendrisio, Balerna e Castel San Pietro, che insieme alle raffinerie della Svizzera romanda formano il principale polo di affinazione al mondo. Il Ticino genera da solo quasi il 70% delle esportazioni svizzere di metalli e più della metà delle importazioni. Il flusso comprende sia l'oro grezzo o da riciclo, il cosiddetto doré, proveniente dalle miniere, sia i lingotti "Good Delivery" che arrivano soprattutto da Londra per essere trasformati e rivenduti verso Cina e Stati Uniti.

Buona parte dell'aumento registrato nel 2025 non riflette una maggiore quantità di oro lavorato, ma il rincaro del metallo, passato nel corso dell'anno da circa 75mila a circa 110mila franchi al chilo. Poiché le statistiche doganali registrano i valori in franchi correnti, ogni salita del prezzo si traduce automaticamente in cifre più alte, anche a parità di tonnellaggio.

Il valore aggiunto resta da quantificare

Il dato più rilevante per l'economia cantonale non è il volume lordo degli scambi, ma il valore aggiunto generato sul territorio: compensi per la lavorazione, servizi logistici, salari e imposte pagate alle casse pubbliche. Qui le cifre certe mancano ancora. L'Associazione svizzera metalli preziosi, che riunisce tra gli altri Argor-Heraeus e MKS PAMP, sta conducendo una ricerca proprio su questo indotto. Il presidente Christoph Wild parla di oltre 1'200 posti di lavoro diretti in Ticino e di un gettito fiscale importante per le raffinerie, ma senza fornire una stima consolidata del contributo alle casse pubbliche. I margini di raffinazione restano d'altronde contenuti, spesso sotto l'uno per mille del valore dell'oro lavorato; più alto solo per i prodotti a maggiore valore aggiunto, come i mint coins destinati all'orologeria.

Sul fronte della provenienza dei metalli, il settore applica una forma di autoregolamentazione: l'Associazione raccomanda ai propri membri di non importare oro dagli Emirati Arabi Uniti, primo partner commerciale ticinese in questo comparto con 38,7 miliardi di franchi, per dubbi sulla tracciabilità della fonte. La raccomandazione non vincola però le raffinerie che non aderiscono all'associazione.

Resta il fatto che le autorità e il settore dispongono ancora di stime solo parziali sul contributo reale di questa attività al fisco del Mendrisiotto e del Ticino. Colmare questa lacuna aiuterebbe a valutare con più precisione il peso economico di un comparto così concentrato in un solo distretto, al di là delle cifre lorde degli scambi.

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