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La SSR annuncia altri 202 tagli di posti a tempo pieno

La Società svizzera di radiotelevisione taglia altri 202 posti di lavoro a tempo pieno, soprattutto nel settore Operazioni, per risparmiare 41 milioni di franchi. La misura è legata alla riduzione del canone decisa in sede politica.

di Brenno 16 ottobre 2026 2 min di lettura

La Società svizzera di radiotelevisione (SSR) ha annunciato giovedì un nuovo taglio di 202 posti di lavoro a tempo pieno. La maggior parte delle riduzioni, 173 posti, riguarda il settore Operazioni. Gli altri 29 posti soppressi si trovano nei settori Risorse Umane, Finanze, Comunicazione & Public Affairs e Stato maggiore. Con questo provvedimento l'azienda prevede di risparmiare 41 milioni di franchi.

La decisione segue scelte prese in sede politica, in particolare la riduzione del canone radiotelevisivo a 300 franchi. Per far fronte a questa riduzione di entrate, la SSR deve risparmiare circa 270 milioni di franchi entro il 2029, di cui 80 milioni già a partire dal 2027. Il mese scorso l'azienda aveva già annunciato misure di risparmio riguardanti le unità regionali RSI, RTR, RTS e SRF, con le quali gli obiettivi di risparmio fissati per il 2027 risultano ora interamente concretizzati.

Pensionamenti e licenziamenti

Secondo quanto spiegato dalla SSR, la riduzione del personale viene assorbita per quanto possibile attraverso fluttuazioni naturali e pensionamenti ordinari. Questo criterio riguarda circa metà dei tagli previsti nel settore Operazioni e nei settori di supporto. Per l'altra metà delle posizioni soppresse, la stessa SSR riconosce che licenziamenti e prepensionamenti risultano inevitabili. Ai dipendenti toccati dalla ristrutturazione sarà applicato il piano sociale già in vigore nell'azienda.

La vicenda riguarda anche la Svizzera italiana, dato che la RSI fa parte delle unità regionali già toccate dai risparmi annunciati nelle scorse settimane. Resta da capire quanti posti verranno effettivamente persi attraverso licenziamenti veri e propri, e quale sostegno concreto riceveranno le persone che non potranno beneficiare di una pensione o di un prepensionamento anticipato. La riduzione del canone a 300 franchi, decisa in sede politica, si traduce quindi in una pressione diretta sull'occupazione nel settore dei media di servizio pubblico, che informa anche le regioni linguistiche minoritarie come la Svizzera italiana.

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