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L'Italia apre agli hacker etici per cercare le vulnerabilità informatiche

L'Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha adottato una politica per la segnalazione coordinata delle vulnerabilità zero-day, invitando ricercatori ed esperti a contribuire. La misura applica in Italia la direttiva europea NIS2.

di Redazione 10 ottobre 2026 2 min di lettura

L'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) ha adottato una politica nazionale per la divulgazione coordinata delle vulnerabilità informatiche, conosciuta con l'acronimo CVD. Il provvedimento è stato firmato dal direttore generale Andrea Quacivi il 7 ottobre 2026 e discende dal decreto legislativo del 4 settembre 2024, con cui l'Italia ha recepito la direttiva europea NIS2.

La politica crea un canale strutturato per segnalare le vulnerabilità "zero day": falle di sicurezza non ancora conosciute pubblicamente, per le quali spesso non esiste ancora una correzione. L'obiettivo è farle individuare e risolvere prima che possano essere sfruttate da chi vuole usarle per compiere attacchi.

Il meccanismo coinvolge tre soggetti. Chi scopre una possibile vulnerabilità, persona fisica o organizzazione, può segnalarla e chiedere che la segnalazione resti anonima. Il CSIRT Italia riceve la segnalazione, la analizza e fa da tramite tecnico con il produttore o il fornitore del sistema coinvolto, coordinando la valutazione, la mitigazione e la correzione. Il produttore o il fornitore collabora a sua volta con il CSIRT Italia per individuare i rimedi e distribuire un aggiornamento, di solito una patch, entro i tempi concordati.

Le segnalazioni possono essere inviate tramite una piattaforma online raggiungibile dal sito dell'ACN, all'indirizzo segnalazioni.acn.gov.it.

I limiti legali

L'agenzia ricorda che l'attività di ricerca deve comunque rispettare la legge vigente e non può configurare un reato. Il provvedimento non introduce quindi un "safe harbor" generale, cioè una garanzia di non punibilità per chi testa sistemi senza autorizzazione, e non annuncia un sistema nazionale di ricompense economiche per chi trova le falle, come avviene invece in alcuni programmi di bug bounty privati.

La politica è stata adottata d'intesa con il Ministero della Giustizia e dopo aver sentito il Tavolo per l'attuazione della disciplina NIS. Il direttore generale Quacivi ha dichiarato che il provvedimento "consolida un modello di collaborazione tra istituzioni, ricercatori di sicurezza e operatori del settore".

L'efficacia del nuovo canale dipenderà da fattori ancora da verificare: i tempi di presa in carico delle segnalazioni, il riscontro dato a chi segnala, la gestione concreta dell'anonimato e la disponibilità dei fornitori a collaborare.

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