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In Svizzera crescono i reati e cala il senso di sicurezza

Uno studio di ZHAW e Università di San Gallo registra più reati, soprattutto truffe, tra il 2022 e il 2025. Cresce anche il timore di diventarne vittime, mentre la fiducia nella polizia resta alta.

di Brenno 15 ottobre 2026 3 min di lettura
Edificio dell'Università di San Gallo (HSG), l'altro istituto coinvolto nello studio.
Edificio dell'Università di San Gallo (HSG), l'altro istituto coinvolto nello studio. Immagine d'archivio Maxi86ch — CC0, Wikimedia Commons

La criminalità in Svizzera è aumentata tra il 2022 e il 2025, secondo i dati della polizia e secondo i casi che non vengono denunciati. Lo rivela il "Crime Survey 2025", uno studio condotto dalla Zurich University of Applied Sciences (ZHAW) e dall'Università di San Gallo (HSG), basato su un sondaggio online a cui hanno risposto 13'500 persone tra i 16 e gli 80 anni, residenti in tutta la Svizzera. La crescita riguarda soprattutto i reati contro il patrimonio e le frodi.

L'aumento più marcato si registra per le truffe: negli ultimi dodici mesi ne è stato vittima il 15,9% degli intervistati, contro l'8,4% del 2022. I tassi di denuncia alla polizia sono invece rimasti quasi invariati. Per Dirk Baier, professore alla ZHAW e co-responsabile del progetto, questo significa che l'aumento dei reati registrati non dipende da una maggiore propensione delle vittime a denunciare. Fa eccezione la violenza sessuale, per cui lo studio non registra un aumento del numero di vittime.

Insieme ai reati cresce anche la sensazione di insicurezza. L'83,1% degli intervistati si sente abbastanza o molto sicuro camminando di sera nella propria zona di residenza, una quota in calo rispetto all'87,6% del 2022. È aumentata anche la percentuale di persone che negli ultimi dodici mesi hanno avuto davvero paura di diventare vittime di un reato per strada. Cresce pure chi giudica insufficiente la presenza della polizia negli spazi pubblici: il 37,9% degli intervistati, contro il 28,9% di tre anni fa. La fiducia nelle forze dell'ordine resta comunque alta.

Un'evoluzione da non drammatizzare

Per i responsabili dello studio il peggioramento del senso di sicurezza non va letto in modo allarmistico. Nora Markwalder, professoressa all'HSG e co-direttrice del progetto, invita a prendere sul serio il fenomeno senza drammatizzarlo: nonostante il calo, la popolazione continua a percepire la Svizzera come un paese sicuro.

Un approfondimento dello studio riguarda la violenza domestica. Considerando un periodo di cinque anni, la quota di persone che ha subito almeno una forma di violenza in ambito domestico non è cambiata in modo significativo rispetto al 2022. Il fenomeno colpisce però in modo molto diseguale: ne riferisce esperienza il 5,4% delle donne, contro il 2,2% degli uomini. Per Baier, questa differenza emerge sia dalle statistiche ufficiali sia dai casi mai denunciati, e sottolinea la necessità di rafforzare la prevenzione della violenza sulle donne. Tra le diverse forme di violenza domestica analizzate, solo i crimini d'odio in questo ambito mostrano un aumento statisticamente significativo rispetto al 2022.

Resta da capire quali risorse pubbliche verranno effettivamente destinate alla prevenzione, in particolare a protezione delle donne, che restano le principali vittime della violenza domestica, e se il maggiore bisogno di sicurezza percepito dalla popolazione si tradurrà in un rafforzamento della presenza della polizia sul territorio.

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