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Cantone Ghiacciai in ritiro

Il ghiacciaio dell’Adula arretra, in Ticino a rischio entro pochi anni

Dopo l’estate più calda mai registrata, il ghiacciaio dell’Adula ha perso fino a 10 metri di lunghezza. Gli esperti avvertono che in Ticino i ghiacciai potrebbero sparire entro 5 o 6 anni se le estati restano così calde.

di Brenno 13 ottobre 2026 3 min di lettura Bellinzonese

Il ghiacciaio del Piz Terri e dell’Adula, la montagna più alta del Ticino, ha perso fino a 10 metri di lunghezza in alcuni punti durante l’estate appena trascorsa, la più calda mai registrata. Lo afferma Mattia Soldati, ingegnere forestale del canton Ticino ed esperto di ghiacciai.

A fine settembre una squadra del Quotidiano della RSI è salita insieme a tecnici cantonali oltre i 3’000 metri di quota per documentare l’arretramento. In cima non c’era neve: la poca caduta a inizio giugno si è sciolta rapidamente con il caldo.

Fino allo scorso anno il ghiaccio dell’Adula era ancora collegato a quello del Grauhorn. Quest’estate i due si sono separati, divisi da una distesa di pietre: una situazione mai vista prima. Soldati racconta che il fronte del ghiacciaio, in basso, si è ritirato di 50 metri rispetto alle prime misurazioni, e che in alto lo spessore del ghiaccio si è assottigliato in modo marcato.

Le misurazioni vengono fatte a piedi lungo il fronte del ghiacciaio, con un palo dotato di GPS ad alta precisione. I dati raccolti saranno confrontati con quelli degli anni precedenti e pubblicati su GLAMOS, il portale che monitora i ghiacciai svizzeri per conto di tre università.

Più pericoli per chi va in montagna

Il ghiaccio funziona anche da sbarramento naturale contro le frane. Il suo ritiro aumenta quindi i rischi per alpinisti ed escursionisti: a metà agosto una frana ha colpito un gruppo in salita verso la vetta, ferendo tre persone. Secondo Soldati, la via classica per l’Adula è ora sconsigliata perché passa vicino a una cresta da cui cadono spesso sassi, e la stagione utile per la salita si sposterà in avanti, da fine maggio a luglio.

Il cambiamento si fa sentire anche per chi lavora in quota. Alla Capanna Adula CAS, a 2’000 metri, la custode Mirella Rizzi segnala che quest’estate il lavoro è stato scarso a causa del caldo eccessivo. Il collega Raffaele Demaldi osserva che la capanna vive soprattutto del turismo di giornata e dei sentieri che non portano in vetta, e per questo guarda al futuro con meno preoccupazione. Resta da vedere quanto l’economia locale legata al turismo d’alta quota riuscirà ad adattarsi ai cambiamenti già in corso.

I dati locali confermano una tendenza nazionale. Un rapporto dell’Accademia svizzera di scienze naturali, pubblicato a inizio ottobre, stima che i ghiacciai svizzeri abbiano perso in media il 5,5% del volume nell’ultimo anno, quasi un quinto negli ultimi cinque. Il rapporto parla di una perdita “estrema”, legata alle scarse nevicate dello scorso inverno e alle temperature molto alte dell’estate, e sostiene che a questo ritmo i ghiacciai alpini, inclusi quelli più grandi come l’Aletsch tra i cantoni Berna e Vallese, non hanno possibilità di sopravvivere a lungo termine.

Per Soldati, se le prossime estati saranno calde come quella appena passata, in Ticino i ghiacciai potrebbero sparire entro 5 o 6 anni.

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