Cantone Clima alpino
Il ghiacciaio del Basòdino rischia di scomparire entro il 2030
Il ghiacciaio del Basòdino, nel Locarnese, ha perso quest'anno quattro metri di spessore e si è ritirato di 40 metri, un dato senza precedenti. Secondo il glaciologo Giovanni Kappenberger potrebbe scomparire già attorno al 2030.

Il Basòdino, nelle Alpi ticinesi sopra la Val Bavona, nel Locarnese, perde terreno a una velocità che supera le previsioni degli esperti. Quest'anno il ghiacciaio ha perso quattro metri di spessore e si è ritirato di 40 metri, valori che la Sezione forestale del Dipartimento del territorio non aveva mai registrato. Lo rende noto Mattia Soldati, responsabile del monitoraggio dei ghiacciai ticinesi, che segnala come il cambiamento proceda ormai in modo esponenziale. Se negli anni a venire si ripetessero condizioni simili a quelle dell'ultima estate, secondo Soldati nel giro di pochi anni rimarrebbero soltanto alcune chiazze di ghiaccio nella parte più alta del ghiacciaio, e il processo di scioglimento potrebbe accelerare ulteriormente.
A confermare la gravità della situazione è anche Giovanni Kappenberger, glaciologo ed ex collaboratore di MeteoSvizzera, che segue il Basòdino da 35 anni attraverso un bilancio di massa basato su una rete di paline che misurano gli accumuli di neve invernali e le perdite estive di ghiaccio. Le sue previsioni si sono ridotte progressivamente: quindici anni fa stimava la scomparsa quasi completa del ghiacciaio attorno al 2050, dieci anni fa l'ha anticipata al 2040, oggi parla del 2030. A pesare su questa revisione sono anche le numerose isole di roccia emerse quest'anno e lo strato di ghiaccio residuo, che in alcuni punti non supera i due metri.
Un saldo negativo da 25 anni
Dal 2001 il bilancio di massa del Basòdino è sempre stato negativo, ma gli ultimi cinque anni sono stati particolarmente severi, con perdite che hanno superato costantemente diversi metri di ghiaccio ogni stagione. Kappenberger descrive questa evoluzione con parole dirette: «Fa male. Considero i ghiacciai indicatori di un cambiamento molto più ampio. Dispiace assistere a questa evoluzione, ma ormai resta poco da fare: dovremo adattarci».
Il caso ticinese si inserisce in una tendenza che riguarda tutto l'arco alpino. Quest'estate il Bella Tola, ghiacciaio vallesano che non superava i 3000 metri di quota, si è sciolto completamente e non esiste più, nonostante tre anni fa coprisse ancora una superficie pari a sette campi da calcio. Una sorte analoga potrebbe aver colpito negli ultimi mesi una trentina di altri ghiacciai alpini. Dal 1970, circa mille ghiacciai di diverse dimensioni sono scomparsi dalle montagne svizzere.
Per la Val Bavona e per il resto del Locarnese, la scomparsa del Basòdino solleva interrogativi che vanno oltre il paesaggio: quali effetti avrà sulla disponibilità di acqua a valle, e quali adattamenti saranno necessari per chi vive e lavora in queste zone di montagna. Domande che, secondo gli stessi esperti consultati da RSI, restano aperte mentre il ghiacciaio continua a restringersi.
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