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Mondo Crisi umanitaria

A Gaza la tregua non ferma il deterioramento umanitario

A nove mesi dall’inizio della tregua, la popolazione di Gaza continua a vivere in condizioni estremamente difficili. Le organizzazioni umanitarie denunciano restrizioni sulle forniture e una crescente carenza di finanziamenti.

di Redazione 3 agosto 2026 3 min di lettura

La tregua entrata in vigore il 10 ottobre 2025 non ha posto fine alla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. Secondo le organizzazioni presenti sul terreno, la popolazione continua a vivere tra sfollamenti, abitazioni danneggiate e accesso insufficiente ai servizi essenziali.

Durante una conferenza stampa a Ginevra, James Elder, portavoce dell’UNICEF, ha affermato che per i bambini palestinesi il cessate il fuoco si è trasformato in “un’illusione al tempo stesso crudele e letale”. Dall’inizio della tregua, circa 265 bambini sono morti nell’enclave, secondo i dati citati dall’ONU. Nello stesso periodo, il bilancio complessivo delle vittime gazawi ammonta a 1’053 morti e 3’406 feriti.

Joan Tubau, capomissione di Medici Senza Frontiere per i Territori palestinesi occupati, descrive la situazione umanitaria come ancora estremamente critica. Oltre due milioni di persone vivono lungo una fascia costiera devastata da due anni di guerra. I bombardamenti sono meno intensi rispetto alle fasi più acute del conflitto, ma gli sfollamenti proseguono mentre il controllo israeliano sull’enclave si estende.

Le difficoltà negli ospedali

Le agenzie dell’ONU e le ONG denunciano da settimane le restrizioni israeliane all’ingresso di alcune forniture. Tra i beni considerati da Israele a “duplice uso” rientrano materiali che, secondo le autorità, potrebbero essere impiegati da Hamas per scopi militari. Le organizzazioni umanitarie affermano che i divieti hanno riguardato anche generatori, carburante, materiali per tende e dispositivi medici.

Medici Senza Frontiere è una delle 37 ONG a cui Israele ha vietato l’attività a Gaza all’inizio dell’anno. L’organizzazione ha respinto la richiesta di fornire informazioni sul proprio personale palestinese, citando ragioni di sicurezza e neutralità. MSF continua a operare nella Striscia, ma non può inviare collaboratori internazionali né importare direttamente materiali e attrezzature.

Le conseguenze sono pesanti per il sistema sanitario. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa la metà degli ospedali è solo parzialmente operativa e nessuno funziona a pieno regime. Un ospedale prefabbricato resta bloccato da mesi in Giordania. Anche attrezzature di laboratorio, reagenti, concentratori di ossigeno e dispositivi ortopedici non possono essere trasferiti a Gaza.

Israele respinge le accuse. Il Governo sostiene che le richieste di importazione dei medicinali siano approvate senza limiti quantitativi e che il loro ingresso avvenga senza interruzioni. Intanto i finanziamenti restano insufficienti. A fine giugno il piano umanitario dell’ONU, valutato quattro miliardi di dollari, risultava coperto solo per il 25%.

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