Mondo Epidemie
Ebola: in Congo oltre 5'000 morti, due casi sospetti in Nigeria
L'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha superato i 5'000 morti, la più letale nella storia del Paese. In Nigeria sono stati isolati due casi sospetti, mentre proseguono gli accertamenti di laboratorio.

La Repubblica Democratica del Congo ha superato la soglia dei 5'000 morti per il virus Ebola Bundibugyo, nell'epidemia più estesa, rapida e letale della storia del Paese.
Secondo il bollettino dell'Institut National de Santé Publique (Insp), aggiornato al 29 ottobre, i casi confermati da maggio sono saliti a 10'351 e i decessi a 5'026, con un tasso di letalità stimato al 48,6%. Il virus ha raggiunto 67 zone sanitarie in 8 province.
Al momento si contano 1'101 persone ricoverate o in isolamento nei centri di trattamento, mentre 2'788 pazienti sono guariti. Il tasso di tracciamento dei contatti si attesta all'84,5%, un dato che misura la capacità del sistema sanitario congolese di individuare e sorvegliare chi è stato esposto al virus.
Casi sospetti in Nigeria
L'attenzione internazionale si è spostata anche sulla Nigeria, dopo l'individuazione di un primo caso in una donna di 42 anni, rientrata da un viaggio in Uganda. La paziente, moglie di un dipendente dell'ambasciata svizzera ad Abuja, è stata trasferita nei giorni scorsi con un volo sanitario in Svizzera insieme al marito.
Il Centro nigeriano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ncdc) ha reso noto sui social network di aver individuato nella regione nord-orientale del Paese due casi sospetti di malattia da Ebola. «Entrambi gli individui sono stati isolati», ha spiegato il centro, precisando che l'identificazione e la registrazione dei contatti sono in corso, così come i test di laboratorio.
L'Ncdc ha sottolineato che la classificazione come casi sospetti non equivale a una conferma, che dipende dai risultati di laboratorio. Ulteriori aggiornamenti saranno diffusi non appena saranno disponibili informazioni verificate.
La rapidità con cui l'epidemia si è diffusa in Congo pone interrogativi sulla tenuta dei servizi sanitari locali, già sotto pressione, e sulle risorse messe a disposizione dalla comunità internazionale per sostenere il personale medico impegnato nel tracciamento dei contatti e nella cura dei malati.
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