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Economia Sicurezza informatica

Cybersicurezza, le PMI svizzere sono protette ma non preparate a un attacco

Un nuovo studio condotto da Mobiliar insieme a digitalswitzerland, SATW e due scuole universitarie rivela che le piccole e medie imprese svizzere sono tecnicamente ben equipaggiate contro i cyberattacchi, ma restano spesso impreparate sul piano organizzativo. Il sondaggio, pubblicato il 22 ottobre, segnala anche la crescente preoccupazione delle aziende per le minacce legate all'intelligenza artificiale.

di Redazione 30 ottobre 2026 3 min di lettura

Le piccole e medie imprese svizzere investono in sicurezza informatica, ma spesso non sanno cosa fare quando un attacco va a buon fine. È quanto emerge dallo studio «KMU Cybersicherheit 2026», pubblicato il 22 ottobre da Mobiliar insieme a digitalswitzerland, alla SATW (Accademia svizzera delle scienze tecniche) e alle scuole universitarie HES-SO Valais-Wallis e HWZ di Zurigo, con il sostegno dell'Ufficio federale per la cybersicurezza.

Il sondaggio ha interpellato 507 dirigenti di PMI svizzere con un numero di dipendenti tra 1 e 49, tra il 24 giugno e il 10 luglio 2026. I risultati sono considerati rappresentativi di circa 614'400 PMI in tutte le regioni linguistiche del paese, compresa quindi la Svizzera italiana.

Il 6% delle aziende interpellate ha subito un grave incidente informatico negli ultimi tre anni, e il 7% è già stato vittima di un tentativo di estorsione digitale. Proiettata sull'insieme delle PMI svizzere, la quota corrisponde a circa 35'000 imprese colpite. Le aziende con almeno dieci dipendenti risultano toccate più spesso di quelle più piccole.

L'intelligenza artificiale preoccupa in modo particolare: l'81% delle PMI si aspetta un aggravarsi delle minacce legate a questa tecnologia, anche se quasi la metà delle imprese intervistate non la utilizza ancora nei propri progetti.

Protezione tecnica sì, organizzazione no

Lo studio distingue tra le misure tecniche, ormai diffuse, e quelle organizzative, ancora carenti. Oltre l'80% delle PMI aggiorna regolarmente i propri software, nove aziende su dieci effettuano backup e l'autenticazione a più fattori è ormai comune. Solo un terzo delle aziende, invece, forma regolarmente il personale o tiene un inventario sistematico dei propri sistemi informatici. Piani di emergenza, verifiche di sicurezza e controlli sui fornitori restano ancora più rari: appena un quarto delle imprese controlla regolarmente se i propri backup possono davvero essere ripristinati in caso di necessità.

Per Marc Peter, docente alla scuola universitaria HES-SO Valais-Wallis che ha curato il progetto, la cybersicurezza non comincia con il firewall, ma con una strategia digitale chiara: le aziende più mature dal punto di vista digitale si considerano anche più resilienti davanti ai cyberattacchi.

Jesús Pampín, responsabile del centro di competenza Cyber Risk di Mobiliar, sottolinea che la sicurezza informatica non può restare un tema riservato al reparto IT: deve entrare nella strategia e nella responsabilità della direzione aziendale. Un'assicurazione contro i rischi cyber, aggiunge, riduce le conseguenze finanziarie di un attacco ma non sostituisce questa responsabilità.

Quasi una PMI su due giudica oggi la cybersicurezza un tema importante o molto importante, e circa due aziende su cinque prevedono di rafforzare ulteriormente le proprie misure di sicurezza nei prossimi tre anni. Per Anu Anthamatten, responsabile di progetto presso digitalswitzerland, non basta salvare i dati: le imprese devono anche verificare regolarmente di essere in grado di tornare operative in tempi brevi dopo un incidente.

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